Una piccola rivoluzione, il lavoro femminile a Buggerru con la legge 285 di Tina Anselmi negli anni '70-'80
Di Tiziana Ravot
La crisi delle miniere, la disoccupazione e lo spopolamento
Alla fine degli anni Settanta Buggerru attraversava uno dei periodi più difficili della sua storia recente. Era stato, per tanti decenni, un paese che viveva di miniera; un periodo di relativa certezza lavorativa che con la chiusura progressiva delle miniere si trasformò in un vuoto economico.
Il paese si trovò di fronte a una crisi occupazionale quasi totale, e ricordo bene come in quegli anni tanti giovani, uomini e intere famiglie furono costrette a emigrare in cerca di lavoro.
Fu allora che Buggerru assunse una fisionomia diversa da quella di sempre; un paese che faticava a stare in piedi svuotandosi dalle sue risorse più promettenti, i suoi giovani, e con le case che si spopolavano una dopo l'altra.

La disoccupazione colpì anche tante famiglie a livello nazionale, al punto che il Governo dell'epoca, con l'allora Ministro del Lavoro Tina Anselmi, donna eccezionale sensibile a questi temi, decise di intervenire concretamente.
Nacquero così progetti pensati per incrementare il lavoro dei giovani nelle pubbliche Amministrazioni, che si concretizzarono nella cosiddetta legge 285 Anselmi.
Devo essere sincera, come tanti miei compaesani disoccupati, diffidenti come eravamo verso le promesse che arrivavano da lontano, accogliemmo la notizia quasi con indifferenza, senza renderci davvero conto di quanto quella legge avrebbe cambiato il corso della nostre vite.
Nel frattempo si andava avanti come si poteva. Molti di noi si diplomarono, alcuni scelsero di andare all'università, altri invece tentarono in tutti i modi di restare, di non abbandonare il paese che li aveva visti crescere.
Aria di cambiamento nel mondo del lavoro femminile
Furono frequenti, in quegli anni, le proteste dei disoccupati, che si facevano sentire con forza di fronte a un'emergenza che sembrava insormontabile.
Nacquero le Leghe dei disoccupati. Anche noi, giovani di Prima Radio, ne organizzammo una in paese.
Fu in quel clima che nacquero le liste dei disoccupati all'Ufficio di Collocamento e, per chi ne aveva i requisiti, anche alle liste speciali giovanili previste proprio dalla legge 285, che per molti rappresentò una speranza in più.
Fu proprio attraverso l'ufficio di collocamento che la mia vita prese una nuova strada.
Era il 1979 e arrivò la comunicazione tanto attesa: ero stata assunta in Comune a tempo determinato, per otto mesi, come manovale.
Ricordo ancora la sorpresa, mista a incredulità, nello scoprire che insieme a me erano state assunte altre tre ragazze: Mariella, Luana e Viviana. Tutte giovanissime. Un fatto che a Buggerru, paese di tradizione mineraria, suonava strano. Il lavoro era stato infatti appannaggio quasi esclusivo degli uomini, se si escludono le Cernitrici di fine '800 e inizio '900.
Per la precisione esisteva anche una modesta presenza di lavoratrici autonome impegnate in attività commerciali familiari, qualche insegnante e delle domestiche a casa degli impiegati della miniera.
Ma questa novità più recente della 285 rappresentò davvero una piccola rivoluzione del lavoro femminile a Buggerru.
Mai prima di allora il Comune aveva visto un ingresso così massiccio di personale femminile in un colpo solo, ed era inevitabile che la cosa facesse discutere.
Per prima cosa mi trovai a dover decidere se accettare o meno quel lavoro da manovale. In effetti avevo qualche aspirazione diversa come neo diplomata alle Magistrali. Per giunta i miei genitori non erano per niente d'accordo, non s'era mai visto sino ad allora in famiglia e in paese delle ragazze lavorare come manovali o simili.
Ma alla fine tutte insieme ci facemmo coraggio e decidemmo di non perdere quell'occasione e di sfidare quel modo di pensare... e accettammo!
I dubbi di qualcuno tra l’Amministrazione Comunale
Non mancarono le resistenze esterne. Alcuni amministratori dell'epoca, legati alla vecchia mentalità, erano convinti che quei lavori manuali dovessero restare esclusivamente agli uomini, i quali, sostenevano con convinzione, avevano bisogno dello stipendio per mettere su famiglia, per mantenere moglie e figli. Le donne, secondo loro, non avevano le stesse necessità e quindi non dovevano togliere il posto a chi ne aveva davvero bisogno.
Qualcuno arrivò persino a sostenere che quel lavoro, seppur temporaneo, serviva agli uomini perlomeno per potersi permettere le sigarette, come se fosse quella la vera priorità da difendere.
Quel signore non si accorse, però, con involontaria e comica ironia, che mentre pronunciava quelle parole alcune di noi avevano proprio una sigaretta tra le mani. Un piccolo aneddoto che ancora oggi, a distanza di tanti anni, mi fa sorridere e che racconto volentieri come simbolo di quanto certi pregiudizi fossero, in fondo, fragili e privi di reale fondamento.
La prima giovane donna Sindaco del paese
Un ricordo che porto ancora oggi resta legato a quegli anni della Giunta Comunale guidata da una sindaca giovane Gianna Cappelli, la prima ad aprire davvero il Municipio a una rappresentanza femminile importante e non solo di facciata.

Ricordo il giorno del giuramento e dell'insediamento, con l'emozione di far parte in qualche modo anche io a un cambiamento che fino a poco tempo prima sembrava impensabile per le donne di Buggerru.
Alla scadenza dei primi otto mesi il contratto fu rinnovato per altre tre volte con altri incarichi. Parallelamente, un anno dopo la nostra prima assunzione furono chiamati, sempre con la stessa legge 285, altri nove giovani disoccupati, tra ragazzi e ragazze, con la finalità di gestire, come Comune, un campeggio a San Nicolò, progettato ma non ancora realizzato.
Una sfida contro le consuetudini
Furono anni che ci hanno segnate. Anni fatti di un impegno quotidiano per farci riconoscere in un ambiente non abituato alla presenza delle donne in ruoli inconsueti.
Non fu sempre facile. Bisognava dimostrare giorno dopo giorno, di poter svolgere, quanto se non meglio, quel lavoro rispetto agli altri dipendenti. Eppure, proprio in quella fatica, nacque anche un legame speciale con i colleghi in quegli anni di cambiamento e con tutta la comunità di Buggerru, un paese che, nonostante le difficoltà, le crisi, le chiusure e le partenze, non smise mai di essere la mia casa.

La scelta giusta
Ancora oggi, ripensando a quegli anni, provo un misto di orgoglio e di gratitudine. Orgoglio per aver fatto parte, insieme alle altre ragazze, di un piccolo grande cambiamento nelle vicende di Buggerru, e gratitudine verso chi ha creduto che in un paese di minatori, segnato dalla crisi e dallo spopolamento, anche le donne potessero meritare un'opportunità vera di lavoro.
È un pezzo della mia vita che porto con me con affetto, e che ancora oggi mi lega, in modo indissolubile, a Buggerru, alla sua gente e a tutti coloro che quegli anni li hanno vissuti insieme a me.
© 2026 Tiziana Ravot
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