I giovani di Buggerru e quella maledetta corriera degli anni '70
Di Antonello Silesu
In punta di piedi verso quella corriera
Siamo partiti in tanti.
Ogni tanto qualcuno ritorna, altri non ritorneranno mai più.
Abbiamo permesso che quel vento silenzioso che soffia al mattino ci portasse via, lasciando alle nostre spalle: la nostra casa, le nostre famiglie, gli amici.
Abbiamo lasciato Buggerru con valigie leggere e cuori pieni di speranze.
Siamo andati via in silenzio, in punta di piedi.
I passi di chi lascia per sempre il proprio paese non fanno rumore, lasciano impronte quasi invisibili, si allontanano in silenzio per non disturbare quelli che restano.

Lentamente siamo saliti sulla corriera delle sei e trenta, e non ci siamo più voltati indietro, non volevamo far vedere quella lacrima mal trattenuta.
Questo distacco da Buggerru ci ha costretti a guardarci dentro, a scoprire nuove risorse, a sviluppare una maggiore sicurezza.
Oggi possiamo dire che quel distacco è stato “uno dei momenti più importanti della nostra vita”. Un'esperienza che ci ha insegnato a vivere in modo più autentico, più profondo, permettendoci soprattutto di realizzare i nostri sogni.
Amore, appartenenza e dignità
Oggi con orgoglio possiamo dire che siamo figli di tre madri.
Quella naturale, la donna che ci ha donato la vita e il suo amore incondizionato;
Buggerru, che ci ha protetti come suoi giovani figli, dandoci un senso di appartenenza e di radici;
Le altri madri, la Lombardia, il Piemonte, la Liguria, l'Emilia Romagna, il Veneto, che ci hanno offerto opportunità, risorse e sostegno, permettendoci di crescere e di costruirci una vita con dignità e rispetto.
© 2026 Antonio Silesu
I testi pubblicati in “Memoria narrata” restano di proprietà dei rispettivi autori. La pubblicazione sul sito di Viviamo Buggerru è effettuata con la loro autorizzazione a titolo gratuito.





Commenti