Giocare ma anche piangere: quando le sirene annunciavano una tragedia
Di Carlo Plaisant
Le sirene e la tragedia di Malfidano
Ricordo un giorno nelle vie del paese delle urla strazianti provenienti dalle case, che le persone, come un tam tam, diffondevano e trasmettevano ad altre e altre ancora, e, in questo contesto, auto della Società, come impazzite, a forte andatura, si dirigevano verso la miniera di Malfidano.
Poco dopo, le sirene della centrale coprivano le urla della gente oramai tutta in strada e, come comparsi dal nulla tanti, tantissimi minatori che venivano giù a gruppi, dai cantieri di Malfidano, dalle strade di Caitas e Planu Sartu con i loro caschi e le loro lampade ad acetilene e altri ancora, numerosi, dalla laveria, dalla centrale e dalle officine.
L’esplosione delle mine aveva troncato la vita a un minatore, e, oltre alla famiglia straziata, tutti piangevano, i compagni di lavoro, le donne e i bambini.
Il giorno dopo anche noi partecipi con tutte le classi e gli insegnanti andammo a rendere omaggio con le nostre preghiere a quel povero minatore e alla sua famiglia affranta dal dolore.

Dopo le sirene, la produzione non si può fermare
Il lavoro deve continuare, la produzione non si può fermare e con essa la vita, dove il paese dei “grandi” ci lasciava, apparentemente distaccati, lontani, a soffrire, godere e gioire, malgrado noi piccoli, pur con differenti sensibilità ed età intravedevamo delle cose che già allora, nella spensieratezza e innocenza avremmo voluto e sognato diverse.
Con i compagni di gioco, oltre la scuola, nel tempo libero, si condivideva tutto o quasi, in una soddisfacente condizione e rappresentazione di vita che celava una evidente contrapposizione di classe sociale, che, in modo innaturale, limitava e divideva.
© 2026 Carlo Plaisant
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