top of page

La velocità dell'incoscienza

5 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

Di Olga Cardella con la partecipazione di Annabella Sini

 

La velocità dell'incoscienza di due ragazze scapestrate


Ci sono ricordi che non appartengono solo a chi li ha vissuti, ma a chiunque abbia attraversato un’adolescenza felice e un po’ incosciente.


A Buggerru basta un incontro, una risata, un nome che riaffiora, e ciò che sembrava lontano si riaccende. Le ragazzine diventate nonne tornano tredicenni, con il vento nei capelli e la moto che corre più della prudenza.


Questo ricordo è tornato così, semplice, mentre aspettavamo il turno al banco dei salumi.


Tornata a casa l’ho subito fissato sulla carta, perché non è solo mio e di Annabella: è di chiunque abbia avuto un’amica complice, una strada da sfidare e quella felicità spensierata, viva e improvvisa che ancora oggi fa brillare gli occhi con un pensiero a quel tempo giovane che è volato via più della Lambretta in discesa.


Olga, Annabella e la Lambretta


Eravamo due ragazzine, vicine di casa in Via Iglesias: io, Olga, e la mia amica Annabella Sini.


Due ribelli in miniatura: una più matta dell’altra, e tutte e due convinte di essere immortali. A tredici anni, la prudenza non sapevamo neanche cosa fosse: forse una marca di biscotti?

Un giorno Annabella vede la Lambretta 125 del padre. Era lì, parcheggiata. La guardava e la moto guardava lei. Le sembrava pure un po’ triste e annoiata.


E capisce che è inevitabile: deve prenderla.


«Olga... vieni. Facciamo un giro.»


Non chiedo neanche dove andiamo.


«Arrivoooo!»


Partiamo. Il vento ci scompiglia i capelli, noi ridiamo come due galline impazzite. Davanti alla chiesa, nella salita, il motore tossisce, fa un ultimo «Prrr… prrr...» e si spegne come un animale stanco. Silenzio. I nostri sguardi s’incontrano e scoppiamo a ridere.


Poi un filo di panico: «E adesso?»


Ma lì abitava zia Santa, una donna all’avanguardia che guidava la sua Vespa come Valentino Rossi. Arriva, ci guarda dall’alto in basso, come si guardano le creature di un altro pianeta. Non dice niente.


Ci squadra bene con quello sguardo lungo, uno di quelli che ti attraversano come una radiografia: uno sguardo che sa tutto, che ha già capito tutto. È uno sguardo che dice: «So chi siete, come siete e so cosa avete combinato».


Ma allo stesso tempo è uno sguardo che non giudica: è un misto di rimprovero, affetto, ironia e quella complicità che solo le donne di paese hanno quando guardano due ragazzine che stanno crescendo a modo loro.


Poi, con un gesto secco e sicuro, lei tocca la Lambretta, dà un colpo magico e il motore riprende vita come se prima avesse solo fatto finta di morire.


«State attente!»


«Sì, sì, certo! Attentissime!»


Annabella mi guarda e dice, urlando: «Adesso saliamo a Caitas. Ajoooo!»


In fuga a Caitas
In fuga a Caitas

Avevamo più coraggio che cervello. La strada di Caitas è notoriamente tortuosa. Serpeggia. È molto scoscesa e dissestata. Fa paura, ma non a noi.


Da dietro le dico: «Acceleraaaa, vai a tutta velocità.»


E lei, che era peggio di me, obbedisce. La Lambretta vola. Noi, capelli al vento, urliamo con le gambe che vibrano vicino al motore. Il cuore batte come un tamburo sardo.


Siamo due ragazzine senza patente, senza prudenza, senza freni e senza paura, ma con una felicità che, oggi che siamo nonne, ci emoziona ancora e fa venire gli occhi lucidi. Tutto bene fino al ritorno davanti alla chiesa.


«Dai Annabella, adesso accelera, andiamo al massimoooo!» le urlo da dietro come copilota, con una voce imperiosa che spinge più del motore, con un tono che solo le amiche sanno usare: metà sfida, metà fiducia e molta incoscienza.


E lei accelera.


La ghiaia, proprio all’arrivo, ci tradisce. La Lambretta scivola. Il mondo ci gira intorno.

Noi voliamo. E... cadiamo!


Resto con le spalle a terra e la ruota che continua a girare mi regala una cicatrice sul polpaccio che ancora oggi è lì, come un tatuaggio gratuito della Lambretta.


In quel momento, Annabella pensa solo a una cosa: «Oddio, la Lambretta di papà!»

Entriamo furtive in bagno. Chiudiamo piano, come se la porta avesse paura di fare rumore.


Siamo tutte e due sporche di polvere, graffiate, con il cuore ancora accelerato. Ci laviamo in silenzio: «Citias!»


Non c’è bisogno di parlare. Ogni sguardo tra noi è una domanda che non serve dire. Ogni respiro è un patto: «Non lo diciamo a nessuno.»


E in quel bagno, con l’acqua che lava e la Lambretta che aspetta fuori, noi diventiamo grandi per un attimo, ma solo per poco.


E poi di nuovo bambine.


Qualche giorno dopo, l’appuntato Mancosu ferma il padre di Annabella: «Sua figlia ha la patente?»


«No, ha tredici anni.»


«Ah… allora sappia che è caduta dalla sua moto con un’altra ragazzina.»


Il padre capisce tutto. E noi capiamo che le nostre carriere da motocicliste finiscono lì.


Oggi, che siamo nonne, lo diciamo ridendo: non rifaremmo nulla… ma che risate ci siamo fatte! E siamo pure fortunate, perché potevamo finire giù, sotto la chiesa, sul tetto della casa di signora Arcidalia.


Potevamo veramente ammazzarci.


Annabella, Olga e la mitica Lambretta
Annabella, Olga e la mitica Lambretta di signor Sini

E invece siamo ancora qui, con una cicatrice e un ricordo che ancora ci fa ridere come allora.


La verità è che quel giorno, su quella Lambretta, noi abbiamo sentito la vita correre più veloce di noi.


Era la velocità dell'incoscienza, quella che a tredici anni ci faceva sentire invincibili.


Non sapevamo che un giorno avremmo contato gli anni invece delle avventure, che avremmo perso persone, occasioni e pezzi per strada. Eppure, basta chiudere gli occhi per ritrovare quel vento sul viso e quelle risate senza paura. Perché il tempo passa sui corpi, non sui ricordi più veri.


E in quell'istante capiamo che gli adolescenti che eravamo non se ne sono mai andati: vivono ancora lì, nascosti nel cuore, nelle risate ritrovate, negli occhi che si illuminano quando diciamo: «Ti ricordi?»."


© 2026 Olga Cardella

I testi pubblicati in “Memoria narrata” restano di proprietà dei rispettivi autori. La pubblicazione sul sito di Viviamo Buggerru è effettuata con la loro autorizzazione a titolo gratuito.

1 commento


Ospite
5 giorni fa

Vita spericolata:( eppure VAsco Rossi non era conosciuto.)😂😂🤣🤣👍

Mi piace
bottom of page