Ci divertivamo e vivevamo di mare e canzoni: Scorci di vita a Buggerru negli anni 70-Aprile 2026 -La Porta Aperta
- Viviamo Buggerru

- 20 ore fa
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di Marinella Atzori
Quando mi domandano quali sono stati gli anni più belli della mia vita, io rispondo quelli vissuti negli anni 70, non solo perché ero una ragazzina spensierata e piana di vita, ma anche perché furono vissuti a Buggerru.
Per me che fino alla seconda media vissi fuori, rientrare nel mio bel paesello fu una cosa molto desiderata.
Mi ritrovai in terza media con amiche con cui mi integrai benissimo e insieme a loro iniziai a vivere la mia bellissima adolescenza.
Riflettevamo nel buio mare frontale dando l’impressione che fosse egli stesso pieno di luci variopinte.
La nostra popolazione era composta da numerose famiglie e una corposa gioventù figlia degli anni 50-60, la quale aumentava con l’arrivo dei turisti, le loro famiglie e i figli.
Rientravano per le ferie anche quelle dei buggerrai emigrati con i rispettivi figli.
Nell’estate in paese oltre ai camion e poche macchine vi era un continuo sali e scendi verso il mare della bella gioventù buggerraia e turistica.
Ricordo ancora con nostalgia lo scalpitio degli zoccoli che per noi dovevano essere rigorosamente “marca dottor Schioll” che calpestavano la via principale a gruppi si scendeva al mare muniti di asciugamano in spalla e ombrellone, spesso con radio e mangia nastri e per chi la sapeva suonare anche la chitarra.
La sera dopo essere rimasti come lucertole al sole e aver fatto tanti bagni si rientrava per la cena e ci si dava appuntamento in piazzetta.
Ci chiamavano “figli dei fiori” o “ragazzi del muretto”.
La nostra piazzetta dotata di diversi gradini e affacciata alla via Roma era il ritrovo di tutti, si rideva e si raccontava, ma nella maggior parte delle volte si portava la chitarra e cantavamo le più belle canzoni in voga in quel periodo.
Tutti i giovani frequentavano il mio bar all’angolo di via Roma, che era l’unico dotato di flipper e jukebox per ascoltare i dischi di vinile, si mettevano cento lire e si potevano ascoltare due canzoni a scelta.
Alle ore 22 mio padre ci faceva abbassare il volume della musica e mezzanotte lo spegneva categoricamente.
In quegli anni i ragazzi si vestivano con magliette e bermuda colorati e noi ragazze con magliette e pantalonccini o minigonna anche se molti padri non erano favorevoli, ma era di moda e mio padre era progressista e le piacevano molto.
Il mio babbo era il signor Pietrino ed era conosciuto da tutti e il nostro bar era il più frequentato dai giovani, lui era lo specialista del caffè, la sua macchina di marca Cimbali era la sua creatura, la puliva, la supervisionava giornalmente e non voleva assolutamente che ci mettessimo le mani se non per fare cappuccini e tè.
Lui la usava anche come valvola di sfogo (perché essendo un grande appassionato di box) accompagnava tutti i pugni dei pugili (pestando senza rendersene conto) il porta caffè sulla base della macchina e i ragazzi venivano a guardare lo spettacolo e si divertivano come matti a vederlo muoversi e schivare i colpi come in televisione.
Mio padre era un grande uomo con la mente aperta e con un senso di rispetto per le donne, che tanti in quest’epoca dovrebbero avere.
Il nostro bar era il rifugio delle mie amiche, qualcuna per problemi di cuore piangeva: “Non piangere, morto un papà se ne fa un altro”.
In quegli anni Buggerru in estate si trasformava, la via principale (la notte) diventava zona di guerra con copri fuoco.
Gruppi di giovani e non si affrontavano in grandi battaglie di pomodori, c’erano corse, agguati improvvisi, incursioni, persone prese di mira quasi giornalmente perché arrivavano vestiti di bianco e miss particolari, muri più adatti di altri, viottoli e alture più strategiche, spesso si passava da un tetto all’altro e da un giardino all’altro.
Poi quando si era a corto di pomodori si iniziava con i gavettoni di acqua e a fine stagione si passava anche a qualche uovo.
La mattina le facciate di tante case erano tappezzate con patacche di rosso pomodoro e i padroni, fra cui mio padre non erano contenti perché appena verniciate.
Io invece mi divertivo tantissimo e ridevo a crepapelle.
Spesso di nascosto andavamo a ballare, prima in una vecchia pescheria dismessa vicino alla chiesa, successivamente, trovammo una casupola di due stanze con ripostiglio che trasformammo nel nostro club, lì ballavamo i nostri più bei lenti e i più amati svelti, lì ci furono i primi baci e amori.
Ma qui è l’inizio di un’altra storia …


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