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Rubrica - Memorie di Buggerru: tra miniera e mare - Seconda parte Metalla - Maggio 2026 -La Porta Aperta

RUBRICA - MEMORIE DI BUGGERRU: TRA MINIERA E MARE

IL DOVERE DI RICORDARE


METALLA: LA NOSTRA ATLANTIDE, UN SEGRETO TRA STORIA E MERAVIGLIA.


PARTE II


di Renzo Licciardi


Collegamenti e continuità: dall’entroterra al mare


Nella prima parte del nostro racconto abbiamo esplorato, anche con le suggestioni degli osservatori immaginari dei nostri giorni Giulia e Marco, il mito nascosto di Metalla nell'entroterra, quel misterioso distretto minerario che i Romani forgiarono tra le montagne del Sulcis. Abbiamo solo immaginato e sfiorato quale poteva essere l'oscurità mortale delle gallerie, l'inconcepibile sofferenza dei condannati ad metalla e l'efficienza tecnologica di un impero capace di fondere argento e piombo in grandi quantità per alimentare la propria economia globale.


Accanto a quell'inferno sotterraneo abbiamo incontrato la sacralità monumentale del Tempio di Antas e le antiche tracce devozionali de Sa Cresia di San Nicolò, testimonianze di un territorio in cui il potere e lo spirito cercavano una complessa integrazione e legittimazione. Ma questa imponente macchina produttiva che ha lavorato per secoli e secoli, prima e dopo Cristo, non avrebbe potuto girare, né sopravvivere, rimanendo isolata tra le valli interne. Per completare il circuito della ricchezza imperiale e dare un senso definitivo a tanta fatica e controllo, era necessario un elemento vitale, un ponte spalancato verso l'orizzonte antico: il mare. E' proprio lungo le nostre coste che la storia di Metalla si espandeva verso il mondo.


Il mare: via di ricchezza e di fuga impossibile


Il sistema produttivo di Metalla non poteva restare isolato. Il mare ne costituiva un elemento essenziale, forse quanto le stesse miniere. Gli approdi nelle spiagge di Portixeddu, San Nicolò e Cala Domestica non erano semplici sbocchi naturali, ma nodi strategici di una rete organizzata, destinata al controllo e alla distribuzione delle risorse. Qui il paesaggio costiero, apparentemente aperto e libero, era in realtà sorvegliato e regolato, funzionale alle esigenze dell’amministrazione imperiale.


Da questi punti partivano i lingotti di piombo e argento diretti verso Roma, caricati su imbarcazioni che seguivano rotte consolidate nel Mediterraneo occidentale. È probabile che esistessero strutture di stoccaggio, aree di carico e presidi militari incaricati di proteggere merci tanto preziose quanto strategiche. Il mare rappresentava dunque una via di ricchezza, il completamento naturale di un sistema che dalle viscere della terra arrivava fino ai circuiti economici dell’Impero.


Ma lo stesso mare, così vicino e visibile, doveva apparire ai condannati come una promessa

irraggiungibile. Da qui, forse, nascevano tentativi disperati di fuga, destinati nella maggior parte dei casi a fallire. Le correnti, la sorveglianza, la distanza e le condizioni fisiche rendevano quasi impossibile ogni evasione. Così, quella linea d’orizzonte che per alcuni significava commercio e potere, per altri rappresentava soltanto l’illusione della libertà.


«Guarda quel blu da San Nicolò,» disse Giulia, riparandosi gli occhi dal sole. «Per un condannato fuggito dai cunicoli doveva sembrare la salvezza.» «O il peggiore dei tormenti,» rispose Marco. «Senza saper nuotare e con i soldati alle spalle, il mare era solo un muro trasparente. La libertà potevi vederla, non toccarla.»


Carta antica con l’indicazione di Metula (Metalla)
Carta antica con l’indicazione di Metula (Metalla)

La fine e il silenzio


Con il progressivo declino dell’Impero romano, anche il sistema di Metalla entrò lentamente in crisi. Non vi fu un evento improvviso o una distruzione spettacolare, ma un lento processo di abbandono. Le miniere, senza manutenzione costante, divennero inagibili; le gallerie crollarono; le infrastrutture si deteriorarono fino a diventare inutilizzabili.


Il venir meno del controllo imperiale e delle strutture amministrative rese sempre più difficile

sostenere un’organizzazione così complessa. I presidi militari furono ridotti e poi ritirati, le attività estrattive diminuirono fino a cessare, e gli insediamenti legati al sistema vennero

progressivamente abbandonati. Ciò che per secoli aveva rappresentato una risorsa strategica ritornò lentamente allo stato di territorio marginale, segnato da rovine e silenzi.


Col tempo, la natura riprese spazio: le dune avanzarono lungo la costa, coprendo tracce e forse interi settori dell’antico sistema; la vegetazione riconquistò le aree interne; i percorsi si

cancellarono. Metalla scomparve così, non tanto come luogo fisico, ma come realtà riconoscibile e organizzata.


Ruderi di mura romane a Grugua
Ruderi di mura romane a Grugua

Rimase il paesaggio. E il nome. Un’eco lontana, sospesa tra storia e memoria, che ancora oggi invita a interrogarsi su ciò che è stato e su ciò che, forse, giace ancora nascosto sotto i nostri piedi.


«La natura ha cancellato tutto con un colpo di spugna di vento e sabbia,» commentò Giulia osservando l'orizzonte selvaggio. «È la forza di questo posto,» rispose Marco. «Il silenzio di oggi rende la storia ancora più potente.»


Metalla, tappa importante nel sistema dei collegamenti romani in Sardegna. Da Monte Prama Novas
Metalla, tappa importante nel sistema dei collegamenti romani in Sardegna. Da Monte Prama Novas



Strada romana località S’ennixedda corongiu, punta de muvloni, sopra Piscina Morta Buggerru.
Strada romana località S’ennixedda Corongiu, Punta de Muvloni, sopra Piscina Morta, Buggerru.

Dal passato al presente... per una possibile evoluzione innovativa


Oggi, ciò che resta è un territorio segnato da tracce e interrogativi.

Metalla potrebbe essere letta come una narrazione diffusa: un sistema che unisce valli, templi e coste in un unico racconto.

Proprio questa natura sfuggente è la sua forza. Non è solo un luogo da visitare, ma potrebbe essere soprattutto un’esperienza immersiva da attraversare.

Forse è questo il suo segreto più profondo: non voler essere trovata del tutto. Restare sospesa tra storia e immaginazione. Perché, in fondo, alcune storie non chiedono di essere risolte. Chiedono solo di essere raccontate, ascoltate.


Metalla può essere un filo invisibile da seguire che lega Fluminimaggiore e Buggerru, con Grugua, Antas, Portixeddu, San Nicolò e Cala Domestica in un unico disegno che vive solo nel cammino. In questo viaggio, che non sarebbe solo fisico ma anche mentale, il senso non emerge da spiegazioni definitive, ma da narrazioni discrete: voci, suoni e memorie restituite, capaci di ampliare la storia e trasformarla in un fantastico scenario opportunamente ricostruito sul campo, con strumenti anche multimediali.


Sarebbe davvero innovativo percorrere quell'itinerario con una nuova tipologia di guide narratrici che possiedano una professionalità anche "artistica teatrale”, che sappiano trasferire emotivamente e drammaturgicamente quell'alone di mistero sfuggente.


Per contro, questo legame misterioso tra passato e presente richiederebbe un atteggiamento del visitatore aperto al mistero, in un confine di disorientamento che non offra risposte, predisposto a guardare con occhi sognanti. Perché la forza di Metalla risiede proprio nel suo restare indefinita.

Un luogo che non chiede di essere spiegato alla lettera, ma di continuare a essere immaginato e cercato: come una mitica Atlantide del Sulcis.


«Se ci pensi,» sorrise Giulia mentre rientravano verso Buggerru, «queste guide narrative di cui parliamo siamo noi in questo momento.» «Esatto,» approvò Marco. «Metalla vive se smetti di cercarla con la pala e inizi a cercarla con gli occhi di chi sa sognare.»


Immagine di fantasia della valle del Tempio di Antas con l’ingresso di un’antica galleria
Immagine di fantasia della valle del Tempio di Antas con l’ingresso di un’antica galleria


Per chi volesse approfondire:


Bibliografia essenziale


  •  Sanna Montanelli, M., "Είς μέταλλον Σαρδονίας. Metalla e il Sulcis Iglesiente prima della pax costantiniana", in Isole e terraferma nel primo cristianesimo, a cura di A. Mastino.

  • Sanna Montanelli, M., "Giovanni Spano e gli studi archeologici sui territori minerari della Sardegna preindustriale", in UniCA Press, 2024.

  • Sanna Montanelli, M. & Pinna, F., "Fonti per lo studio archeologico dei paesaggi minerari della Sardegna preindustriale. Indagini preliminari sui 'paesaggi di scarto' del distretto iglesiente", in Archeologia Medievale, 2025.

  • Vargiu, G.; Cabriolu, M., Cercando Metalla. La geografia antica del Sulcis, Carbonia, Ed. Envisual, 2005.

  • Minoja, M., Cossu, C., Migaleddu, M., Parole di Segni. L'alba della scrittura in Sardegna, Cagliari, Arkadia Editore, 2012.

  • Migaleddu, M., Antas: tra archeologia e miniera. Evoluzione storica di un paesaggio sacro e industriale, Atti del seminario di studi "Cultura e Identità Mineraria", Fluminimaggiore, 2013.

  • Migaleddu, M., "Il tempio di Antas: nuove prospettive di ricerca dopo i recenti restauri", in Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, voll. LXXX-LXXXI, 2008-2009.

  • Usai, A., Il Tempio di Antas e il culto di Sardus Pater, Cagliari, 2000.

  • Villani, G., Metalla: indagini archeologiche e topografia dei distretti minerari tra Antas e Fluminimaggiore, in «Rivista di Studi Fenici», vol. XLVIII, 2020.

  • Manis F., “Una miniera: Buggerru”, Cooperativa Editoriale di Iglesias, 1992.

  • Fadda, R., La Valle della Calamina. Buggerru: storia di una comunità mineraria, Edizioni Nuove Grafiche Puddu.

  • Cianciotto, L., Il Fluminese. Guida al territorio dei comuni di Buggerru e Fluminimaggiore, Cagliari, Enrico Spanu Editore, 2022.

  • Carta, F., “Damnato ad Metalla, Sinapsi”, Edizioni nuovaprhomos, 2021.

  • Mezzolani, S.; Simoncini, A., Sardegna da salvare. Storia, paesaggi, architetture delle miniere, Nuoro, Archivio Fotografico Sardo, 2007

  • Plaisant C. Tante storie... tante vite. Sotgiu, G., La Sardegna medioevale e i Pisani, Cagliari, 1988.

  • Pirodda, A., "Buggerru", Premiata Tipografia Valdès, Cagliari, 1889.

  • Pagina Facebook “Amici di Buggerru e non solo – Renzo Licciardi”.

  • Sotgiu, G., La Sardegna medioevale e i Pisani, Cagliari, 1988.

  • Barreca, F., La civiltà fenicio-punica in Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, 1986.

  • Bartels, C., The History of the Use of Metals in the Mediterranean, Leiden, Brill, 1980.

  • Deidda, G., Le miniere e i minatori della Sardegna, Cagliari, AM&D Edizioni, 1997.

  • Lilliu, G., La civiltà dei Sardi dal Paleolitico all’età dei Nuraghi, Torino, ERI, 1988.

  • Lo Schiavo, F., Metalli e metallurgia nella Sardegna nuragica, in vari atti di convegni, Roma.

  • Mastino, A., Storia della Sardegna antica, Nuoro, Il Maestrale, 2005.

  • Meloni, P., La Sardegna romana, Sassari, Chiarella, 1990.

  • Pani, M., Le miniere della Sardegna romana, Cagliari, Edizioni della Torre, 1984.

  • Taramelli, A., Carta archeologica della Sardegna, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, varie edizioni.

  • AA.VV., Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, Cagliari, diverse pubblicazioni istituzionali.

  • AA.VV., Miniere e miniatori in Sardegna (XIX-XX secolo), Cagliari, Fondazione Memoria Storica, varie edizioni.


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