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Rubrica-I racconti di Carlo-Giugno 2026 -La Porta Aperta

  Il lamentar del mare  


di Carlo Plaisant


Come un leggero bisbiglio è il lamentar del mare che monta e che, dall’orizzonte infinito, si avverte e dolcemente ci culla.


Poi, d’improvviso e distanti, tante son le schiume in una striscia di bianco che in quell’ocean si colora e, da tenebrosa e discreta, in un battito d’ali, aggressiva diventa.


Da gioia a riflessione, come parimenti quel mare, mutan gli umori, di stupore e d’ansia turbati dai sibili e urla di vento.


I raggi di sole, ora privi di luce, più accarezzano le scure onde crescenti e scomposte, impetuose, sfrenate e invadenti, ad inseguirsi nel golfo.


Da immenso a minuto ad apparir, ora, un catino, per loro troppo stretto e, ancora, a sormontar le altre, per imponenti divenir, in un frastuono assordante.


Tutto ribolle, in quel fragore di acqua in tempesta che tormenta gli scogli, li avvinghia e sommerge con le sue creste che divengano schiume, accompagnate dal sibilo acuto del vento.


Bianche or sono quelle spume, come pascoli estesi di greggi che vagano, con all’intorno un ribollire di mare e tante le gocce d’argento liberate nell’aria.


Frangono, scomposte e ostinate con inaudita vemenza sulle rocce e falesie, senza respiro, levando al cielo imponenti pennacchi dispersi in quell’aria di sale, fin sulle rupi più in alto, degli uccelli il loro regno.


Razziando con furia e accanimento degli arenili i sassi e le sabbie che voglion sopraffare e che, per siffatta violenza, non posson arginare.


Per, poi, restituirle finalmente alla terra, scemato il furore e la collera, ché la natura sapiente rigenera e crea nuovamente.


Han perduto la voce e sopita la forza, ora s’accheta lentamente quel mare, che vira al suo colore di sempre, in un cristallo d’azzurro dai riflessi del verde.


Un mare diverso, un lontano parente di quello cupo e in tempesta, di ira furente, di onde e di vento.


Neppur si somiglia, ché ha deciso di tornare placidamente a dormire, sotto il suo cielo di sempre.

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