Rubrica:I racconti di Carlo-Di mare e di uomini-Maggio 2026 -La Porta Aperta
- Viviamo Buggerru

- 31 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Di Mare e di Uomini
di Carlo Plaisant
Da Tabarka provengono, uno scoglio lontano, con nelle
vene dei liguri il mare, e approdan su un’isola, il regno dei
falchi, di coste e falesie.
L’han battezzata con il nome di Pietro, il Santo e
l’Apostolo a cui son devoti le genti di mare, che han
lasciato la pesca di pesci e coralli chè dai pozzi e miniere
compar la ricchezza.
Da trasferire dagli approdi lontani e dai piccoli moli con le
loro flottiglie, quei piccoli gusci dalla vela latina che han
lasciato le reti per portar minerale: le bilancelle, filanti e
leggere che sfidano il mare.
L’ impronte delle scie, sull’acqua lasciate, da quegli scafi di
legno che la brezza sospinge, disegnan sul golfo dei bizzarri
ricami, con il colore del bianco dei fazzoletti di
vela, d’abbagliante bellezza.
Con grande perizia e tanto coraggio quei marinai, per il
pane poche lire, sfidan delle onde i perigli, che si fan
minacciose, con l’acqua che sale ad attraversar le
ombrinali e sommerge la prua, lambisce la stiva e fin i
boccaporti, a minacciar un naufragio.
Sempre di corsa, dall’alba al tramonto, per mare, magazzini
e pontili, sulle assi di legno e le coffe pesanti, piagate le
spalle e la schiena dai liquami e dagli acidi di quei
minerali, con la fatica e l’affanno a coprir sofferenza e
lamenti.
Son carolini i battellieri, marinai provetti e uomini veri, e
per quel nuovo lavoro, come la gente li chiama, quei
pescatori diventan galanzieri.
Ma pure ciurme da corsa sono chiamati e formiche del
mare e, per l’inceder veloce e in equilibrio, su quelle
instabili tavole su banchine e pontili, un nuovo nome che li
ricorda come facchini, ma corridori.
Caparbi e ostinati, al sacrificio votati, son testimoni delle
miniere che prosperano, in un golfo imponente che
autostrada diventa per quel brulicar di navigli, che si contan
duecento e ancora di più.
Hanno scritto una storia, quella nostra più vera, per oltre
cent’anni, di dolorose sconfitte ma di conquiste sociali
e d’integrazion delle genti.
Ci racconta di un popolo, con il mare nel sangue, che la
sofferenza han patito, d’impavidi uomini, una barca per
casa, di cime e gomene, di remi e di vele, che non han la
testa chinato e che, per dovere e memoria, dobbiam
ricordare, con gratitudine eterna e un infinito rispetto.


Commenti