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Quando a tavola si incontrano etiche diverse. La cucina Mediterranea a km zero.

5 ott
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 10 ott

Di Renzo Licciardi


Ogni estate, soprattutto in agosto, Buggerru si riempie di facce nuove e di familiari che rientrano per un po’ in vacanza. Tra questi ci sono le famiglie dei nostri figli, con una gioiosa nipotina di due anni. Ritornano per trascorrere qualche settimana al paese a cui sono tanto legati. Quest’anno sono arrivati insieme a dei loro amici, una giovane coppia; ci viene detto vegana.


Questa precisazione, in sé, non aveva niente di ché, ma con Tiziana in casa una domanda è circolata subito:


“Vegani? E cosa gli prepariamo da mangiare?”


In famiglia infatti non siamo vegani, però abbiamo sempre avuto attenzione, curiosità e rispetto verso le concezioni alternative agli standard omologanti di questa nostra società.

Abbiamo un pensiero trasversale e "ecumenico" della gastronomia, quindi mangiamo volentieri quasi tutto ciò che l’orto, il mare, la terra e una buona cucina ci mette a disposizione.


La nostra è soprattutto quella ereditata dai genitori, sarda, buggerraia con qualche contaminazione carlofortina e napoletana; a queste si sono, inevitabilmente, sovrapposti i piatti propinati dalle tante (troppe) trasmissioni televisive e piattaforme digitali, con le quali tutti aspiriamo a diventare chef stellati dal divano.

Insomma, carne, pesce, formaggi e teglie al forno a casa hanno sempre goduto una buona accoglienza.


Volevamo però che gli ospiti si sentissero completamente a loro agio a tavola. Da noi l’invitato si siede, mangia e possibilmente si alza soddisfatto. È una regola antica dell’accoglienza, abbastanza consolidata.

Così abbiamo affrontato la faccenda come una piccola prova culinaria d’agosto, con curiosità, un po’ di apprensione e la convinzione di fare bella figura e, addirittura, essere ricordati per quei pranzi.


La cucina mediterranea e di Buggerru a km zero


Ma iniziando a definire i menù abbiamo scoperto che probabilmente ci stavamo agitando per niente.

La nostra cucina mediterranea di casa è infatti già piena di piatti vegani senza saperlo e, soprattutto, senza necessariamente chiamarli così.

Ad esempio pasta col pomodoro fresco di Portixeddu o al pesto col basilico del giardino (senza formaggio). E ancora, melanzane, fiori di zucca, peperoni ripieni, verdure grigliate varie, insalate di pomodori e cipolla di San Nicolò, ceci, fagioli e fagiolini, olive di Flumini, pane buono, frutta, ecc ecc.


Piatti dell’orto di casa a km zero

Piatti dell’orto di casa a km zero


Alla fine quello che temevamo come un esperimento si è trasformato nella cosa più normale: piatti in tavola, assaggi, chiacchiere, risate, scarpette finali e qualche bis... e il bis con la scarpetta resta uno dei giudizi gastronomici più attendibili.


Sul vino nessun problema: Vermentino fresco e un rosso Carignano del Sulcis.


Gli ospiti erano contenti e noi ancora più di loro. Avevamo confermato che si possono cambiare le proprie abitudini senza rinunciare al gusto e, anzi, recuperando piatti che appartengono da sempre alla nostra cucina.


L’accoglienza di Buggerru


Terminata la settimana di vacanza degli amici e concluse le giornate vegane, con i figli abbiamo salutato con rinnovato affetto la grigliata mista, gli arrosti, la zuppetta di frutti di mare e i nostri formaggi. Non volevamo privarli del gusto ad esempio di una bella zuppa di pesce buggerraia, da loro tanto desiderata nel brumoso nord.

Senza sensi di colpa, perché il mondo è bello quando è vario, anche a tavola.


Ed è questo il senso che vorrei passasse come finale di un racconto di per sé abbastanza banale: la tranquilla coesistenza di idee diverse a tavola come metafora di una vita armoniosa e varia.


Credo che quei simpatici ragazzi torneranno a Buggerru. Non so se per la nostra cucina; più probabilmente per quel mare straordinariamente calmo e caldo che li ha accompagnati in questa torrida estate del 2026 per tutta quella settimana... e oltre per noi.


L’accoglienza è anche questo, aprire la porta di casa, aggiungere qualche posto a tavola e, ogni tanto, cambiare persino il menù.

Scoprire, tra un pomodoro di Portixeddu, un piatto di melanzane e un bicchiere di fresco Vermentino, che le differenze, quando si sta insieme a tavola, diventano molto più semplici e gustose di quanto immaginiamo... noi gente dai presunti rigidi principi di forchetta e coltello facile.

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