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In onore del popolo iraniano e della sua lotta per la libertà- Febbraio 2026 - La Porta Aperta

Lettera di una fanciulla iraniana alla sua mamma.


“E’ rimasto l’amore, quello fra te e me, quello fra le persone che abbiamo amato.

Ci hanno tolto i sogni, i progetti, le idee, ci hanno strappato le ali, ci hanno chiuso le bocche.


Ci hanno avvolti in sudari di plastica nera, come spazzatura da far vedere al mondo.

Noi non avevamo armi, ma avevamo voce, avevamo chiome al vento, sorrisi, sguardi, canzoni, inni, cartelli.


Siamo andati in tanti con queste armi lungo le vie delle nostre città. Sapevamo che avremmo incontrato

uomini bestie, ladri di vite, speravamo che di fronte al popolo avrebbero capito quanto è sacra la libertà.


Invece è rimasto il sangue: sulle strade, nelle piazze, negli angoli bui dei palazzi, nelle carceri, negli ospedali,

nei palazzi del potere, e poi…le vostre lacrime nei cimiteri.

Iran…Iran…quando tornerai libera costruirai luoghi sacri per questi martiri e una nuova Persia.


Mamma non piangere per me, non distruggerti per non vedermi più, io vivo ancora nel suono del vento,

nella rugiada del mattino, nella risacca del mare, nei colori dell’arcobaleno, nel suono del vento.


Vivo nei cuori degli uomini giusti, nei sorrisi delle donne senza il velo e nei loro canti d’amore e libertà, cercami, ascoltami, io sono lì.


Sai, è rimasto vivo l‘amore, è rimasto vivo lo spirito, loro non hanno capito che non potranno mai ucciderli.


Cara mamma, siamo arrivati in tanti qui, noi ragazze abbiamo tolto il velo e sciolto i capelli al vento di fronte alla luce dell’amore eterno.


Non piangere per me perché io ora sono viva e sono libera.


Ciao mamma.


Marinella Atzori

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