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Rubrica - Il Dovere di Ricordare- Febbraio 2026 - La Porta Aperta

Aggiornamento: 17 apr

MEMORIE DI BUGGERRU: TRA MINIERA E MARE


Introduzione al Racconto — “Le cricche estive a Buggerru: ieri e oggi”


Il nostro viaggio nel tempo attraverso la memoria collettiva di Buggerru prosegue, aggiungendo un nuovo tassello a quel mosaico di vita vissuta che abbiamo iniziato a comporre insieme. Dopo aver rievocato l’incanto di "Una giornata particolare nel mare di settembre", celebrato l’ingegno del riciclo in "Dove non si butta mai niente" e rivissuto l'impegno giovanile de "La storia di Prima Radio", oggi ci fermiamo a osservare un aspetto delle estati buggerraie: le compagnie giovanili.

In questo quarto appuntamento, ci riportiamo agli anni Settanta e Ottanta, e rivivremo l'atmosfera delle "cricche", quei gruppi spontanei e aperti dove residenti e turisti si mescolavano sotto il sole, inventando il divertimento dal nulla, tra garage riadattati a discoteche e gite improvvisate a Cala Domestica.

Ma questo racconto non è solo un tuffo nel passato. È anche un confronto generazionale, uno sguardo rivolto ai giovani di oggi che, pur connessi globalmente attraverso gli schermi, abitano ancora le stesse spiagge e gli stessi tramonti. Un omaggio a quella vitalità che cambia forma ma non sostanza, perché il bisogno di stare insieme, di ridere e d’innamorarsi rimane l'essenza immutabile di ogni generazione.

Vi invitiamo a varcare ancora una volta questa "porta aperta" sulla memoria, per appassionarvi ai ricordi che ci rendono una comunità.

Buona lettura.


LE CRICCHE ESTIVE A BUGGERRU

Ieri e oggi

Di Renzo Licciardi

I racconti della memoria collettiva di Buggerru qui si soffermano sugli anni Settanta-Ottanta, in particolare su quelle estati che sembravano non finire mai e sulla ricomposizione stagionale delle “cricche giovanili” che stravolgevano il solito tran tran della vita del paese.

Non esisteva una singola grande combriccola, ma tante diverse compagnie. Si distinguevano per età, e si formavano in modo spontaneo tra i residenti e i turisti.

Erano dei piccoli ambiti sociali con propri connotati. L'arrivo dei "cittadini” e dei “continentali era un evento che faceva subito notizia. Portavano una ventata di novità e si integravano piacevolmente nel clima vacanziero. In genere figli dei compaesani che avevano cercato fortuna altrove e tornavano per l'estate dai nonni.

L'appartenenza non era mai esclusiva: i gruppi erano totalmente aperti. Bastava avere un cugino, un amico, o semplicemente un minimo di disponibilità a socializzare, e la compagnia si allargava all'istante.



Il teatro di tutto questo fermento emotivo era essenzialmente il mare e, in particolare di giorno, la spiaggia, che fungeva da campo base; sotto il sole a picco o all’ombra degli ombrelloni accostati a capanna. Tra un tuffo e l'altro, oltre alle amicizie nascevano anche i primi amorini: flirt estivi, occhiate rubate, mani che si sfioravano per sbaglio, e tutto ciò che, beh, è facile immaginare. A volte quei primi affetti si sono poi consolidati in rapporti stabili.

Un ricordo sicuramente resta vivido ai tanti frequentatori di allora; nella parte finale della spiaggia di Buggerru, c'era un angolo quasi magico, un piccolo paradiso della costa: "La Grotta". Lì, l'acqua limpida e il fondale color smeraldo invitavano a nuotate più lunghe, sino al marmoreo e slanciato faraglione calcareo del Nido Dell’Aquila. La riservatezza del luogo, lontani dagli sguardi indiscreti del paese, permetteva alle coppie di appartarsi per scambiarsi attenzioni, amoreggiando con un'intensità che variava dalla più timida esitazione al coraggio sfrontato.


gruppo alla grotta
gruppo alla grotta

Tuttavia, il loro palcoscenico non era solo la spiaggia del paese, non mancava stagione che non si organizzassero gite a piedi fino alla Cala Domestica. Era la perfetta scampagnata di agosto. Tutto cominciava nella piazzetta, punto fisso dei ritrovi, per poi inerpicarsi lungo le pendenze di Planu Sartu. Si camminava in fila indiana, costeggiando il silenzio spettrale del villaggio fantasma, mentre il sentiero si faceva spazio tra l'odore aspro del lentischio e dei ginepri, fino a svelare, come un premio, la sabbia dorata e l'azzurro incontaminato della Caletta.


gruppo al monumento
gruppo al monumento

Pur con pochi spiccioli per i viveri e le bevande, bastava che qualcuno portasse una chitarra perché la fatica svanisse. Le hit di quegli anni diventavano un unico coro a squarciagola, un’onda di voci che trasformava quella baia in un rifugio di pura allegria, cementando un’amicizia che, in quei momenti, sembrava destinata a non finire mai.



In paese, quando in spiaggia non si poteva andare o il sole scendeva, il punto di ritrovo diventava il Monumento ai Caduti. Era quello più sfruttato, il luogo perfetto per chiacchierate interminabili.

Tra risate, prese in giro, confessioni e quel fruscio inconfondibile di eccitazione giovanile, ci si sentiva quasi adulti, capaci di discutere di tutto. Erano lì, raggruppati, quasi a proteggersi da un mondo non loro, con il desiderio di libertà e i sogni tra i capelli.


Ma i centri di aggregazione un po’ più clandestini, erano i "club": spazi arrangiati, stanze abbandonate, vecchi locali di attività ormai chiuse. Bastavano un giradischi rimediato, qualche decina di dischi, magari due lampadine colorate per simulare la discoteca e tanto, tanto, prurito adolescenziale per dare il via alla festa.


Tra questi, come non ricordare "La Pescherìa", all'inizio di Via Cagliari, una ex rivendita di pesce che conservava ancora un suo vago effluvio; poi "L'Unione Sarda", dietro il Mercato, le cui pareti erano tappezzate con pagine dell’omonimo quotidiano per nascondere i muri scrostati.


Meno frequentato era il "Garage", in via Uffici, uno spazio di trasgressione recuperato dai ragazzi della via: un garage inutilizzato della miniera, con le pareti ravvivate da scritte come "Vietato Vietare" e altre frasi maliziosamente ammiccanti.


Per ultimo, alla fine di via Iglesias, verso Malfidano, sorgeva un vecchio caseggiato noto semplicemente come "Il Club". Tra i tanti, quello era senza dubbio il più leggendario, merito di un ingegnoso sistema di occultamento ideato per sventare le improvvise ispezioni dei genitori più apprensivi. Oggi, con quel pizzico di nostalgia che il tempo concede ai segreti di gioventù, si può svelare il trucco: in una delle pareti, un vecchio armadio nascondeva una doppia anta interna. Era un vero e proprio passaggio segreto che conduceva a una saletta riservata, un rifugio invisibile agli occhi di eventuali visitatori non previsti, dove le coppiette potevano scambiarsi effusioni, a dire il vero piuttosto ingenue per gli standard odierni, godendo di quella giusta tranquillità esclusiva. Il nascondiglio, si mormora ancora oggi, non fu mai scoperto da nessun genitore sospettoso. O almeno, così piace continuare a credere.


gruppo in spiaggia
gruppo in spiaggia

La musica era un elemento importante, anzi, essenziale: la colonna sonora degli avvenimenti. Il repertorio in questi locali o ai Jukebox era lo specchio delle fantasie giovanili. Grazie a quei ingombranti contenitori musicali di dischi a 45 giri, si poteva ballare senza grandi allestimenti: al Bar di Pometti giù al mare nella vicina rotonda sulla spiaggia o al Bar Ristorante di Cavassa a San Nicolò nella terrazza, che a volte veniva rianimata da risse di giovani sbronzi, per un contatto o una battuta di troppo verso le ragazze.


C’era chi amava i suoni più moderni e rock di allora, Led Zeppelin, Santana, Beatles, Rolling Stones ecc, per sfogare l'energia in balli trascinanti. E poi c’erano gli inguaribili romantici, quelli che aspettavano con ansia il lento di un Battisti, dei Pooh o di Baglioni.


Il “lentone da mattonella” era la mossa più ambita. I corpi abbracciati in un contatto più o meno forte, a seconda del livello di approccio o dell'intesa già esistente, dondolavano lentissimamente. Era il momento in cui si poteva finalmente ottenere quel contatto diretto tanto agognato.


Invece, seduti a un tavolino con una gassosa e una birra in dieci, si ascoltavano i brani gettonando il Jukebox al Bar di Idili, al Bar Cavassa di via Roma o al Bar di Sig. Pietrino in piazza del Dopolavoro.


Nel praticare questi ritrovi, il budget era praticamente inesistente. Erano tempi in cui i ragazzi non avevano molti soldi da spendere: tutto si compiva in modo molto semplice ma economico. I quattrini, se c'erano, consentivano al massimo il gelato, la bibita o qualche birra consumata in tanti. L'intrattenimento non si comprava, si inventava.


Con capigliature più o meno fluenti, erano vestiti in linea con quegli anni: ragazzi a calzoni corti o in jeans rigorosamente a zampa d’elefante, con magliette attillate e maglioncini ristretti. Le ragazze sfoggiavano gonne lunghe stampate o minigonne audaci, short aderenti e, in spiaggia, bikini anch’essi coraggiosi. Erano tutti forse un po’ impacciati, ma straordinariamente vitali.


In spiaggia il tempo volava tra battute e sproloqui di ogni genere. Uno scherzo tipico era la “valigia”. La vittima, bella spaparanzata sull’asciugamano, veniva improvvisamente sollevata di peso, presa per le braccia e le caviglie, e portata a riva. In genere scalciava con convinzione o tacita complicità. Ma lì, al grido rituale di: “Uno… due… e tre: via!”, la si lanciava al volo in acqua a corpo morto. C’era una sola, assoluta, inviolabile esenzione: l’allarme disperato e irremovibile della ragazza: “No, no, non posso bagnarmi!”.


A quella supplica, tutto si bloccava. Si cambiava vittima. Era una specie di battesimo balneare che sarebbe toccato a tutti, ragazze e ragazzi. A questo proposito si deve ricordare che i bagni a mare avevano un inizio ufficiale quasi istituzionale: il 29 di giugno per la festa di San Pietro; giorno in cui con la sfilata delle barche addobbate a festa, il Parroco, a bordo con la statua del Santo, battezzava il mare al largo. I bagni fatti prima di quella data erano di fatto considerati “clandestini”, perché non autorizzati dalla tradizione.


gruppo sotto gli ombrelloni
gruppo sotto gli ombrelloni

Quando c’erano le feste notturne, per le ragazze si apriva il momento della grande trattativa. Il rientro era dettato da ferrei orari imposti dai genitori, orari che venivano mercanteggiati sino all’ultimo quarto d’ora. Ogni minuto in più era una vittoria, un brandello di libertà conquistato. I maschi, liberati da tali catene, rimanevano fuori a commentare la serata a volte fino all'alba, seduti sul muretto della casetta del “Peso” al molo, a respirare il vento fresco del mare.


In conclusione, venendo ai giorni nostri, senza pretendere di raffigurare un’indagine sociologica in due righe mal buttate, guardando le nuove generazioni che animano Buggerru d’estate, non si può fare a meno di confrontare e notare quanto siano cambiati i comportamenti.


Le compagnie esistono ancora, ma i loro luoghi sono diversi. Non sono più "La Pescheria" o "Il Garage"; non hanno bisogno del vecchio giradischi: la musica è istantanea, portata da una cassa Bluetooth o dalle cuffie. I "club" sono spesso online o si ritrovano nei chioschi notturni ben organizzati, lontani dalla semplicità improvvisata dei garage di allora. Il Monumento non è più un centro di aggregazione all’aperto: oggi la piazzetta del chiacchiericcio libero è diventata lo schermo di un cellulare, dove i messaggi volano a tutte le ore.


Gli orari di rientro delle ragazze non sono più dettati da ferrei ultimatum genitoriali, ma possono estendersi senza bisogno di mercanteggiare la mezz'ora in più. C'è una libertà di movimento e di scelta che allora si poteva solo sognare, frutto di un cambiamento sociale che ha sciolto molte delle vecchie regole.


I rapporti tra i sessi sono molto più disinvolti. Il gioco timido e impacciato del “lentone da mattonella”, con le mani che cercavano un punto d’appoggio autorizzato, è stato sostituito da un’immediatezza e una confidenza che non si conosceva. Sembrerebbe non ci sia più l'ansia dell'approccio, né la finta indifferenza per nascondere il desiderio. La cortesia formale che doveva mascherare gli ormoni in tempesta sembra essere sparita, lasciando il posto a un’interazione più diretta e alla pari.


Anche gli interessi sono mutati. L’attesa del nuovo disco si è tramutata in un accesso costante e illimitato alle play list digitali. Sono più connessi globalmente di quanto si fosse allora, ma forse meno legati, nel bene e nel male, alla comunità che li circonda fisicamente. Si era costretti a inventare il divertimento con quello che c'era, una stanza, della calce, un vecchio giradischi, basandosi interamente sul contatto umano diretto. Ora le opzioni sono infinite, ma l'essenza della cricca, il bisogno di stare insieme, di ridere, di flirtare e di scoprirsi nell’animo, quella no, non è cambiata.


Eppure, in questo scenario di libertà conquistata, si avverte a volte una strana distorsione. È come se per reggere l'intensità di questa nuova disinvoltura, si cercasse rifugio in quelle scorciatoie dello spirito che promettono di accendere la serata ma finiscono per sfocarla, in quei silenzi carichi di sguardi persi che sembrano allontanare il presente invece di afferrarlo. Se un tempo i limiti erano i muri delle case o gli orologi dei genitori, oggi il confine è diventato interiore: il rischio di abitare un momento senza viverlo davvero, smarrendo lo splendore di un’emozione pura in cambio di una spensieratezza che, alla fine, lascia un sentimento un po' più evanescente. Se un tempo si era prigionieri di regole rigide ma con i sensi sempre allerta, oggi il rischio è l'opposto: sentirsi padroni del mondo, ma solo temporaneamente nella propria testa.


In questo passaggio d'epoca, i reduci delle vecchie 'cricche', non possono più essere gli attori principali del cambiamento, ma solo i testimoni e custodi della memoria. Il loro ruolo non è quello di emettere sentenze o tracciare conclusioni definitive, bensì quello di restare a osservare con discrezione, mettendo la loro esperienza al servizio del nuovo cammino.


La penna passa ora in altre mani: ai giovani di oggi, l’onore e l’onere di scrivere il futuro di Buggerru, scegliendo con coraggio e consapevolezza le parole giuste per intraprendere la corretta direzione di una strada che vi appartiene interamente.


 foto dell' Arcobaleno
L'arcobaleno nel Golfo

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