Editoriale-Giugno 2026 -La Porta Aperta
- Viviamo Buggerru

- 1 giorno fa
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Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo
di Franco Baiardi
“Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo…” credo di aver ascoltato questa canzone decine di volte, come tanti di noi. Oggi l’ho risentita e mi sono reso conto di non averla mai veramente ascoltata.
Ognuno ha i propri limiti e uno dei tanti che mi caratterizza è quello di focalizzare la mia attenzione solo verso quelle cose che penso mi interessino veramente, il resto lo faccio scorrere, sbagliando spesso. E’ apparentemente un testo semplice che però mi ha fatto pensare.
Chi non si è mai trovato a fare progetti che avrebbero coinvolto molti pensando che così facendo si sarebbe migliorata la loro vita? Mi era parso evidente che le cose non andassero bene e che si potessero cambiare. Con quelli che la pensavano come me ci siamo anche un po’ indispettiti quando sono emerse le resistenze al cambiamento. Ma come? È così evidente e voi ora difendete una situazione che fino a poco fa criticavate…
Eravamo tutti d’accordo che era il momento di fare e ora lui non ci sarà perché deve portare al mare la ragazza, l’altro ha la partita di calcetto, bisogna rimandare. Siamo diventati meno quelli che davanti a un caffè avevano pianificato il da fare e subito. Il cambiamento dovrà aspettare.
Ci siamo detti che anche in pochi si può fare tanto. Sarà così, forse. Abbiamo constatato l’indifferenza, l’apatia di coloro che sarebbero dovuti essere i beneficiari del cambiamento.
E non abbiamo compreso che anche i piccoli cambiamenti richiedono tempo.
I cambiamenti vanno assimilati prima di diventare operativi, vanno rimosse le abitudini che sono tenaci ad andarsene. La gente cerca certezze, sicurezze mentre il mondo cambia ad una velocità che ubriaca e che non si cura dei danni che si lascia alle spalle, attività che erano solide, di colpo spariscono dal mercato fagocitate dalla velocità di un progresso che costringe un ottantenne a districarsi tra app da installare a spid da padroneggiare per ottenere quello che gli spetta.
La gente si aspetta investimenti importanti per creare posti fissi quando di fisso ormai c’è solo l’aumento dei costi per vivere. Il patrimonio immenso che hanno attorno non viene considerato mentre parte del mondo è alla ricerca proprio di questo. Guardarsi attorno e valorizzare quello che si possiede per creare un sistema che non faccia più partire i giovani alla ricerca di lavoro.
Investire sulla cultura per creare solidità e indipendenza a quelle radici che sono anni che ci raccontano essere fragili mentre quello che era solido sta crollando. Stiamo assistendo, tanto per cambiare, all’ennesimo tentativo di depredazione del nostro territorio. Al momento le nostre proteste sembrano inascoltate e il tempo passa.
Forse è arrivato il momento di mettere le basi di un sistema che sia del “noi”. L’ultimo caffè, intanto, si è ormai raffreddato. Forse non è ancora il momento giusto. Ognuno cura il proprio orticello senza chiedersi se domani lo potrà ancora seminare.
Perché silenziosamente si stanno impadronendo anche di questo. Ci sono esempi che non hanno insegnato molto, la memoria non è una prerogativa dell’uomo e forse dovremo vedere altri padroni ancora, prima che sorga il dubbio che non dobbiamo aspettarci nulla dagli altri.
I versi della canzone dicono che vicino al tavolo si sono seduti quattro ragazzi, dei quattro amici iniziali ne è rimasto solo uno. I loro discorsi sono gli stessi di allora quando erano “quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo…” C’è solo da augurarsi che a nessuno di loro nascano impegni tali da dover rimandare ancora.


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