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Cosa tiene insieme un paese?

5 giorni fa
Tempo di lettura: 7 min

Aggiornamento: 4 giorni fa

Di Renzo Licciardi


Buggerru, dalla comunità della miniera alla ricerca di nuovi legami


A volte, anzi, abbastanza spesso, si sente dire o si legge sui social che molti rimpiangono la Buggerru del passato.

Il ragionamento, più o meno, è sempre lo stesso. E’ vero, si stava peggio sotto certi aspetti, le condizioni economiche erano più difficili, il paese era isolato e i servizi ben lontani da quelli di oggi. Eppure, si dice, si era più felici, perché tra i buggerrai c’erano maggiore solidarietà, più rispetto e un senso più forte di appartenenza alla comunità.


Si ricordano allora i vicinati, dove i rapporti erano più stretti, l’aiuto reciproco quando una famiglia si trovava in difficoltà, la maggiore disponibilità verso gli altri. E quasi sempre si finisce per aggiungere che non c’erano le invidie, i dispetti e le contrapposizioni di oggi.

Una Buggerru di altri tempi nella quale, nonostante le difficoltà, sembra che si vivesse tutti più uniti.


Festa di piazza, l'Albero della Cuccagna
Festa in piazza, l'Albero della Cuccagna

Ma al di là di questi luoghi comuni o ricordi nostalgici, legati alla componente emotiva e a un periodo nel quale Buggerru era una comunità più numerosa con molte più occasioni di relazione, può essere interessante provare a ragionare se e su cosa realmente favorisse quella maggiore coesione.


Non tanto per stabilire se si stesse meglio ieri o si stia meglio oggi, confronto impossibile, quanto per capire che cosa teneva insieme quel paese, che cosa è cambiato, e soprattutto che cosa possiamo fare oggi per migliorare il senso di appartenenza e la qualità delle relazioni tra chi a Buggerru vive.


La miniera: divisione e appartenenza


Ci sono stati periodi nei quali essere una comunità era, per certi versi, più semplice. Non necessariamente migliore e certamente non senza divisioni. Ma esistevano ragioni concrete che portavano le persone a condividere luoghi, problemi, speranze e conflitti.


Lo diciamo spesso, Buggerru è nata così, un paese giovane, senza secoli di storia comune, cresciuto rapidamente intorno alla miniera con uomini e donne provenienti da diverse parti della Sardegna e anche da fuori dall’isola. Eppure proprio questa popolazione così eterogenea riuscì a costruire un forte senso di appartenenza. Come mai? Quali meccanismi psicologici e sociali si misero in moto?


Proviamo a darci delle risposte.

ll più grande elemento di coesione fu indubbiamente la miniera. La società mineraria non era soltanto il datore di lavoro, ma condizionava abitazioni, orari, spazi e buona parte della vita sociale. Dirigenti, tecnici, impiegati da una parte e operai dall'altra appartenevano a mondi differenti, ma anche quelle divisioni facevano parte dello stesso sistema.

Si poteva stare da parti opposte e persino entrare duramente in conflitto, ma il terreno rimaneva comune, era la miniera e il paese che intorno ad essa viveva. Gli avvenimenti del 1904 ne furono l’esempio più drammatico.


Lavoravamo tutti in miniera: bambini, donne e uomini
Lavoravamo tutti in miniera: uomini, donne e bambini!

Il mare, l’altro grande legame


Insieme alla miniera c’era il mare. La pesca coinvolgeva intere famiglie e creava amicizie, collaborazioni e conoscenze tramandate.


Miniera e pesca, inoltre, spesso si intrecciavano, c’erano minatori che, finito il turno, diventavano pescatori per necessità.

Erano attività diverse, ma entrambe costruivano relazioni.


Si aveva bisogno degli altri, e forse proprio il bisogno reciproco era uno dei principali collanti della comunità.


Bilancelle e Galanzieri per il trasporto del minerale a Carloforte
Bilancelle e Galanzieri per il trasporto del minerale a Carloforte

Gli altri collanti


La religione svolgeva una forte funzione sociale di coesione. Chiesa, parrocchia, funzioni, feste, processioni e ricorrenze erano momenti nei quali il paese si ritrovava e partecipava attivamente, a tutte le età.


Processione per San Pietro
Processione per San Pietro, primi 1900

Ma la comunità si costruiva anche in luoghi molto più articolati.


C’erano il Dopolavoro degli Operai e il Circolo degli Impiegati punti di ritrovo quotidiani che si organizzavano separatamente, anche con le proprie feste e balli; la Parrocchia con la Casa Catechistica e le suore Vincenziane raccoglievano i ragazzi e le ragazze con varie attività di gioco e d'intrattenimento; le sedi dei partiti erano centri di aggregazione e discussioni.

Più recentemente nei club ballavano ragazzi e ragazze; i bar erano frequentati a tutte le ore; per un breve periodo ci fu anche Prima Radio che raccolse soprattutto giovani intorno a musica, idee e partecipazione civile.


Erano realtà differenti, talvolta persino espressione delle divisioni sociali e politiche, ma avevano una cosa in comune, facevano incontrare fisicamente le persone.


Le partite di calcio con il paese al campo sportivo
Le partite di calcio con il paese al campo sportivo

Lo sport univa, il calcio trasformava una partita del Buggerru in un fatto collettivo... magari alimentando il campanilismo verso Fluminimaggiore; c’erano poi le gare sportive dilettantistiche organizzate in piazza e nelle vie.


Un ruolo importante hanno avuto le associazioni, come le diverse Pro Loco succedutesi nel tempo o la Banda Musicale.


Anche la caccia, con le sue compagnie, le rivalità, i luoghi e i rituali condivisi, ha rappresentato, e in parte rappresenta ancora, un forte elemento di aggregazione.


Oggi questi "collanti" o sono spariti o mostrano segni di logoramento, soprattutto per la difficoltà del ricambio generazionale.


E allora la domanda diventa inevitabile: c'è qualcosa che tiene insieme oggi Buggerru e i buggerrai?


Oggi il turismo può rappresentare un elemento di coesione?


Il turismo ha solo in parte occupato il vuoto economico lasciato dalla miniera. Ha comunque creato attività, case vacanza, alberghi e ostelli, ristorazione, servizi e nuove opportunità come il Surf o le attività nautiche, e continuerà certamente ad avere un ruolo sempre più fondamentale.


Ma un’attività economica non produce automaticamente comunità.


La miniera concentrava migliaia di persone nello stesso sistema produttivo. Il turismo tende maggiormente a frammentare, ciascuno gestisce la propria attività, il proprio appartamento, il proprio interesse economico. Può generare collaborazione, ma anche concorrenza.


Il problema nasce quando alla nuova economia non corrispondono nuovi strumenti di relazione sociale.


Vivere insieme o uno accanto all’altro?


Un paese può avere tanti abitanti ma poca comunità. Possiamo vivere nelle stesse strade, incontrarci al mercato e conoscerci quasi tutti senza necessariamente costruire qualcosa insieme.


Anche i social, pur moltiplicando le possibilità di comunicazione, possono creare schieramenti, rendere immediata la polemica e più difficile il confronto personale.


Il rischio è passare dallo stare insieme al semplice stare uno accanto all’altro.


Una risposta da un banchetto di dolci


Qualche giorno fa la Croce Azzurra ha avuto bisogno di aiuto per riparare un’ambulanza. Ha chiesto aiuto al paese e organizzato un banchetto di dolci. Il paese ha risposto in maniera ampia e spontanea. Persone con idee e giudizi diversi si sono ritrovate insieme intorno a un problema concreto.


Perché quell’ambulanza non apparteneva a una parte sola, poteva servire a ciascuno di noi, a un anziano, a un bambino, a un familiare o a un turista.


Qualcosa quindi è scattata.


La Croce Azzurra ha ricordato una verità semplice, a volte ignorata ma sempre sotto i nostri occhi: esistono ancora interessi che sono patrimonio di tutti.


Il banchetto dei dolci per finanziare la Croce Azzurra di Buggerru
Il banchetto dei dolci per finanziare la Croce Azzurra di Buggerru

Non partiamo da zero


Per onestà intellettuale sarebbe sbagliato, o per lo meno ingeneroso, sostenere che negli ultimi anni non sia stato fatto abbastanza per creare occasioni d'incontro e partecipazione. Anzi!

Iniziative, eventi culturali e di svago, manifestazioni sportive, volontariato, attività delle associazioni, delle cooperative sociali e momenti pubblici di aggregazione ci sono stati, anche parecchi... e continuano ad esserci. 


È giusto riconoscerlo e dare ampio merito a quanti, associazioni, gruppi, istituzioni e singoli cittadini, hanno dedicato tempo, energie e spesso passione personale gratuita per realizzarli.

Sono sforzi preziosi, perché dimostrano che nel paese esiste la volontà di costruire momenti comuni.


Ma riconoscere ciò che è stato fatto, e si sta facendo, non significa autoassolversi, crearsi degli alibi e pensare che sia sufficiente e che tutto vada bene.


La questione è semmai migliorare, incrementare, integrare e rendere più continui questi momenti di amalgama comunitario con un progetto condiviso e unificante, cercando anche di coinvolgere chi viene tenuto deliberatamente o meno ai margini.


Costruire nuovi motivi per stare insieme


Non possiamo certamente ricreare quello spirito aggregante della Buggerru della miniera che si citava all'inizio. Possiamo però costruire nuove occasioni di appartenenza. Gli eventi culturali e di svago, lo sport soprattutto per bambini e ragazzi, la reciproca collaborazione tra istituzioni e associazioni, il volontariato e la cura degli spazi comuni possono svolgere questa funzione.


Anche la tutela del territorio può diventare un terreno condiviso. Mare, spiagge, miniere, sentieri e patrimonio storico interessano a chi vive di turismo, a chi non ne ricava nulla e a chi semplicemente ama questi luoghi.


Lo stesso turismo potrebbe diventare un elemento di maggiore coesione, se fosse vissuto non soltanto come una somma di singole attività economiche, ma come un progetto condiviso dell’intero sistema-paese.


Un’esperienza in questa direzione la vivemmo a Buggerru una ventina di anni fa, con il progetto dell’“Ospitalità Diffusa”, al quale partecipai con convinzione. L’idea era coinvolgere direttamente gli abitanti nell’accoglienza turistica, facendo del paese stesso una struttura ricettiva. Attraverso una società in house costituita dal Comune, si organizzarono sinergicamente le strutture pubbliche e le seconde case messe a disposizione da privati cittadini.


La sede e reception della Ospitalità Diffusa alla Ex Centrale
La sede e reception della Ospitalità Diffusa alla Ex Centrale

Ma il progetto aveva anche un valore sociale, favoriva la collaborazione tra cittadini, creava interessi comuni e offriva un’occasione concreta per rafforzare la coesione del paese. Purtroppo, per diverse ragioni, quell’esperienza si esaurì lentamente. Resta il rammarico che abbiamo perso non soltanto un’opportunità di sviluppo turistico sostenibile, ma anche un’occasione per rendere la nostra comunità più unita e partecipe.


Servono quindi nuove occasioni per fare qualcosa insieme, coinvolgendo generazioni diverse, associazioni, istituzioni, attività commerciali e cittadini.

Una comunità sana discute, si divide, critica e qualche volta contende. Ciò che conta è sapere che, terminata la discussione, rimane qualcosa che appartiene a tutti, un obiettivo comune.


Ritrovare il “noi”


La miniera mise insieme persone provenienti da luoghi diversi che, inizialmente, avevano ben poco in comune. Nel corso delle generazioni quelle persone si integrarono e diventarono buggerrai!


Oggi la sfida è diversa, non dobbiamo costruire un paese dal nulla, ma evitare che un paese già costruito perda lentamente i propri legami sociali.


L’esempio della Croce Azzurra, come le tante iniziative realizzate nel tempo, dimostra che quel sentimento non è scomparso. Riemerge quando esiste una ragione concreta per stare dalla stessa parte.


Forse allora la domanda non è soltanto che cosa tiene insieme oggi Buggerru, ma quali nuove ragioni possiamo costruire per sentirci ancora parte dello stesso paese?


La risposta non può arrivare da una sola persona, da un’associazione o da un’istituzione. Deve nascere dall’impegno di più soggetti nel creare occasioni per incontrarsi, collaborare e riconoscersi.


Forse il primo passo è proprio questo: cercare, nelle nostre differenze, le cose che appartengono a tutti.

 

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