Il tempo della soglia- Febbraio 2026 - La Porta Aperta
- Viviamo Buggerru

- 25 feb
- Tempo di lettura: 2 min
*La Porta Aperta come momento di riflessione*
La Porta Aperta diventa, prima di tutto, un momento di riflessione.
Fin dalle prime volte in cui ne ho sentito parlare, il pensiero è tornato a un vecchio post di Instagram: una porta fissata sulla sabbia, priva di confini.
Sotto quella immagine avevo scritto: “_Multiverso.
Il pensiero che, di fronte alle scelte più difficili di ogni giorno, ogni possibile alternativa abbia l’opportunità di realizzarsi potrebbe, in fondo, essere rassicurante.”_
È così che immagino questa porta aperta.
Una soglia in cui attraversare significa prima di tutto mettersi in ascolto.
L’immagine parla di sospensione, di dubbio, del tempo necessario per sostare prima della scelta.
La porta abita uno spazio fragile: quello tra il pensiero e l’azione, tra il desiderio di possibilità infinite e la responsabilità di assumere una direzione.
L’esperienza concreta, però, è diversa.
Ogni scelta avviene davanti a una soglia che non è uno spazio astratto, ma un limite.
Una porta separa ciò che resta ipotesi da ciò che diventa conseguenza.
Non suggerisce cosa ci sia oltre, non promette esiti migliori.
È il luogo dell’attraversamento.
E attraversare non significa scegliere il meglio, ma accettare che una direzione escluda le altre.
Esistono coloro che si fermano sulla soglia, sbirciano, osservano.
È una posizione comoda:
non comporta perdita, non comporta rischio, non comporta responsabilità.
È una posizione calcolata.
Si resta abbastanza vicini da poter rivendicare appartenenza,
abbastanza distanti da non rispondere delle conseguenze.
Non è prudenza.
È convenienza.
Non è ascolto.
È opportunismo.
Si prova a trarre beneficio senza assumere conseguenze, a partecipare senza prendere posizione, a restare aperti senza mai decidere.
Ma una porta non è fatta per essere abitata.
La soglia non è un luogo neutro: è uno spazio che chiede una scelta.
Restarvi troppo a lungo non è prudenza, è rinvio.
E il rinvio, quando diventa metodo, finisce per essere una forma di codardia.
È nella rinuncia — più che nell’illusione di una libertà assoluta — che prende forma una posizione consapevole.
E solo chi accetta di perdere qualcosa, attraversando, può davvero dire di aver scelto.
Ilenia Puggioni


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