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Il dovere di ricordare- Marzo 2026 - La Porta Aperta


IL DOVERE DI RICORDARE

RUBRICA - MEMORIE DI BUGGERRU: TRA MINIERA E MARE


Introduzione al Racconto — “I muri che parlavano”


Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, Buggerru visse un’eccezionale stagione di fermento creativo, trasformando le proprie vie in una tela a cielo aperto. Grazie al Muralismo, le facciate delle case divennero un vivace racconto di un'epoca, trasformando il centro abitato in una galleria civica dove l'arte usciva dai musei per farsi espressione popolare e collettiva.

Oggi di quelle opere cariche di simbolismo e introspezione restano solo preziose fotografie.

Questo racconto intende onorare quella stagione intensa, in cui la creatività e la solidarietà

paesana riuscirono a riscrivere temporaneamente il volto di Buggerru.


I MURI CHE PARLAVANO


Quando l'Arte entrò nelle vie del paese


Un viaggio a ritroso nel tempo, fino alla fine degli anni Settanta, quando le vie di Buggerru si

trasformarono in una tela a cielo aperto, trasformando le facciate nel vivace racconto di un'epoca.

Questo è il racconto dei murales del 1978/1979, un'esperienza di arte pubblica e fermento sociale

nella vita del paese. Fu un periodo breve, ma intensissimo, in cui l'arte di strada divenne il

megafono di una comunità e le raffigurazioni una tribuna per le istanze di un'intera isola.


Il Contesto: Dalle Miniere alla Radio Libera


Per comprendere appieno il significato di quei murales, è necessario calarsi nel clima sociale e culturale dell' epoca. Buggerru, con la sua storia di estrazione mineraria, portava ancora addosso le ferite e l'orgoglio delle grandi lotte operaie, a partire dall’emblematico e tragico Eccidio del 1904.

Un paese abituato alla fatica e alla solidarietà, con una memoria storica importante.

In questo ambiente carico di storia, nacque una voce nuova: Prima Radio Buggerru. Attiva dal 1978 al 1982, questa emittente fu l'esempio lampante del fermento delle radio libere che stavano germogliando in tutta Italia. Non era una semplice emittente, ma un vero e proprio laboratorio culturale e politico. I giovani che la animavano (essenzialmente studenti e disoccupati trasmettevano musica inedita, davano spazio ai dibattiti locali e, soprattutto, si facevano portavoce delle rivendicazioni che chiedeva autonomia, giustizia sociale e la fine dello sfruttamento. La sede della radio, in via Iglesias 67, era il cuore pulsante di una piccola realtà paesana che si collegava idealmente a quel movimento giovanile di protesta che animava tutta l’Europa.


L'Incontro Storico: Sciola e l'Arte che Riscrive il Paesaggio


L'idea di portare l';arte sui muri di Buggerru non fu casuale. Essa si inserì nel solco tracciato dal Muralismo Sardo, un movimento nato con l'intento di riappropriarsi dello spazio pubblico e di trasformare i centri abitati in gallerie civiche. La figura cruciale in questo senso è Pinuccio Sciola di San Sperate, maestro che aveva studiato in Europa e in Messico con i grandi muralisti come Siqueiros. Sciola aveva insegnato ai suoi discepoli muralisti che l'arte non doveva essere confinata nei musei per pochi, ma doveva essere popolare, diretta e, soprattutto, legata alla materia e alla storia del luogo.

Fu l'incontro tra i ragazzi di Prima Radio e questi giovani artisti a dare il via all'impresa.

L'operazione fu entusiasmante già dai preparativi, si scelsero le facciate più libere e visibili,

garantendo alle famiglie proprietarie una loro riqualificazione gratuita, ma chiedendo, in cambio, piena libertà sul soggetto. La suspense era parte integrante dell'atto artistico.

I ponteggi necessari vennero prestati dai muratori locali, in un esempio magnifico di collaborazione comunitaria che trasformarono le manifestazioni artistiche in un vero e proprio evento per il paese.


Le Opere: Colore, Memoria e Rivendicazione


Le opere realizzate in quel periodo sono un catalogo delle sensibilità dell' epoca, spaziando dalla denuncia politica all''introspezione surrealista. Generalmente si usa pittura a tempera o, a volte, acrilica su intonaco, con una gamma di colori spesso intensa e contrastante per massimizzare la visibilità e l'impatto visivo. Il muralismo, in Sardegna, non è stata solo decorazione, ma un'arte di strada con una forte carica politica e sociale. Si sviluppa per dare voce a istanze popolari, denunciare ingiustizie, celebrare la storia locale e riaffermare l'identità sarda. Ecco le opere realizzate a Buggerru in quegli anni.


L’Urlo di Prima Radio: La Denuncia e il Riscatto
L’Urlo di Prima Radio: La Denuncia e il Riscatto

Il murale realizzato sulla facciata della sede di Prima Radio, in Via Iglesias 67, eseguito dai ragazzi della radio, è il manifesto più esplicito dell’azione sociale del gruppo. La composizione è una sequenza di messaggi. Alla scena del presidio militare con i missili in posizione di lancio, in contrapposizione a un ovile recintato, si affiancano gli slogan in sardo:“A casa gli emigrati, Sardegna libera e socialista ritorni ai Sardi”. La parte centrale è un'icona di allora. La Sardegna con sovrapposta la bandiera statunitense, accompagnata dal grido “Fuori le basi militari”, denuncia l’invadenza territoriale delle servitù militari. Richieste di libertà e giustizia, delineano una visione politica intransigente. Tecnicamente, l'opera sceglie un linguaggio diretto e iconografico, con colori netti per massimizzare l'efficacia del messaggio.




I Tanti Volti di una Faccia: Il Linguaggio Astratto
I Tanti Volti di una Faccia: Il Linguaggio Astratto

Nella curva di via Diaz, si staglia un volto astratto e deformato, realizzato come contrapposizione di due profili, abbracciati da un’ombra umana nera con il cappello. Dominato da viola, verde acido e giallo ocra, con occhi stilizzati e una bocca appena accennata, il murale è intitolato esplicitamente: I tanti volti di una faccia opera, eseguita dai ragazzi della Radio, pur non avendo un messaggio politico immediato, sollecita una riflessione sulla complessità dell'identità e sulla percezione della realtà, sulle contraddizioni sociali e sulla schizofrenia della realtà. La sua esecuzione, con ampie macchie di colore e contorni grafici marcati, sfrutta la geometria della facciata per inscrivere una figura potente e ambigua, che invita all'interpretazione individuale.


Figure Eterne e Illusorie: L'Uomo e l'Osservazione
Figure Eterne e Illusorie: L'Uomo e l'Osservazione

Una rappresentazione concettuale che sfrutta l’ingegnosità dell’inganno visivo. In via Roma la facciata della sartoria di Gianpaolo Di Palma, dipinta dai ragazzi della Radio, con tonalità scure, si apre su uno scenario esterno, dove si intravedono le figure dell’altro murale adiacente. La scena presenta un colosso Osservatore, che maneggia le pareti divisorie della realtà, mentre in basso la figura nuda che si nasconde sul marciapiede è l’Osservato. L'opera è una critica alla prepotenza della società dei media e dell'immagine. Intende far riflettere sulla forza della manipolazione della realtà, con un gioco di apparenze del dentro e fuori, e sulla condizione di sottomissione di chi subisce il potere del controllo. La tecnica crea una dinamica spaziale che rompe il piano della parete.


Il Minatore Trafitto: Martire della Lotta
Il Minatore Trafitto: Martire della Lotta

Questa opera, realizzata dai muralisti di San Sperate, è un potente simbolo di lotta e sofferenza.

Nella parete dell’abitazione della famiglia Neris in via Diaz, si staglia una figura umana stilizzata, che rappresenta una morte sul lavoro, precisamente di un minatore. La figura è trafitta e sanguinante nel petto, inginocchiata nell’attimo finale. Inserita in una cornice geometrica, su uno sfondo di toni terrosi che evocano la ruggine e la roccia delle gallerie. Rappresenta il lavoratore annientato, il martire del lavoro, la cui sofferenza è parte integrante del paesaggio. La composizione geometrica e l' effetto tridimensionale conferiscono alla figura una forza iconica e scultorea.


Il Paese insanguinato: il Dolore tra le Case dei Minatori
Il Paese insanguinato: il Dolore tra le Case dei Minatori

Nel murale che domina una facciata cieca in via Diaz della casa della famiglia Bortot, i muralisti di San Sperate fanno scorrere il sangue tra le case ammassate, tipiche della disposizione nel paese. Richiama crudamente il martirio degli uomini di miniera, per tutti, quelli dell’Ecidio del 1904. La composizione è basata su forme geometriche, che si accumulano come montagne o strutture minerarie. Il punto focale è un rosso discendente, emergente dal grigio monolitico, richiamando il sangue versato per estrarre la preziosa materia dalla roccia. L'uso magistrale del chiaroscuro con i toni di grigio conferisce all'opera un'impressionante illusione di rilievo e monumentalità, trasformando la superficie della parete in un Monte Calvario trasudante dolore.


Le Coppie Eteree: la Prospettiva del Futuro
Le Coppie Eteree: la Prospettiva del Futuro

La composizione è realizzata dalla Radio in via Roma, nella facciata della famiglia Di Palma. E’ la più meditativa e crepuscolare. Le figure umane stilizzate che vanno sciogliendosi, di un azzurro celeste, sembrano dissolversi nel tramonto di un mezzo Sole sull’orizzonte, in un paesaggio post apocalittico, desolato e prospettico sul bordo del precipizio. Le figure appaiono a coppie distanziate, ma nello stesso ambiente. Come illusioni di una vita sociale frammentata e in lenta decadenza, in un contesto desertico, in assenza di futuro. Il contrasto cromatico tra l'azzurro leggero e lo sfondo giallo-marrone crea un effetto di apparente leggerezza e percezione onirica.


L'Opera dell'Inconscio: la Scrittura Automatica
L'Opera dell'Inconscio: la Scrittura Automatica

Infine, l'opera più distintiva, realizzata da una coppia di ragazzi austriaci, nella facciata della

piazzetta ex Poste in Via Roma. Loro stessi l'hanno definita un'espressione di scrittura automatica tecnica surrealista mirata a liberare l'inconscio. Il risultato è un groviglio di forme organiche, sinuose e astratte, riassunte in una grande figura nebulosamente umana. Il linguaggio è libero, fluido e i colori pastello si distinguono nettamente dalle altre opere più sociali. È un inno alla libertà creativa, all'astrazione lirica, che testimonia l'apertura mentale e l'universalità di quell'esperienza artistica.


L'Abbandono e la Rinascita dell'Arte sui Muri


Purtroppo, l'esperienza dei murales di Buggerru fu strettamente legata alla vita di Prima Radio.

Con la chiusura dell'emittente agli inizi degli anni Ottanta, il fermento si spense. I murales,

realizzati con tecniche e materiali che richiedevano manutenzione, furono lasciati al loro degrado naturale. Il sole, la salsedine e il vento fecero il loro lavoro, sbiadendo i colori, sgretolando gli intonaci.

Col tempo, l'entusiasmo si affievolì, spesso per ragioni pratiche o per un diverso senso estetico, non si intervenne per restaurare o conservare le opere. Lentamente, man mano che si rendevano necessari interventi sulle facciate, i dipinti furono sostituiti da semplici tinteggiature a tutta parete.

Di queste straordinarie testimonianze di arte e storia, oggi, rimangono soltanto queste fotografie, a ricordarci la forza di quella breve ma intensa stagione.

L'eredità di quel movimento, tuttavia, non è andata interamente perduta. Se Buggerru ha visto spegnersi le sue pitture, con l’eccezione più recente di qualche opera isolata, in altri centri il fuoco del muralismo ha continuato ad ardere, a testimonianza della sua intrinseca vitalità. Un esempio splendido e contemporaneo si trova nel vicino Fluminimaggiore, dove il muralismo ha prodotto molte nuove opere di pregio. Qui, artisti di grande talento hanno realizzato capolavori per tecnica e temi, decorando il paese con un nuovo ciclo di arte pubblica. L'impegno civico e la memoria storica sono rimasti temi centrali, tanto che una intera facciata di un edificio importante come quello del Municipio, è stato valorizzato con un murale imponente che ricorda l'eccidio di Buggerru del 4 settembre 1904, creando un ponte ideale tra i due comuni e onorando la storia comune di lotta e dignità.

Questi murales di Buggerru, pur svaniti o coperti, restano dunque un capitolo fondamentale, la prova di come una radio libera, un gruppo di artisti e una comunità potessero, per un breve periodo, riscrivere il volto di un paese, lasciando un segno, seppur effimero, nella memoria collettiva.


Renzo Licciardi

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