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Generatività - Stagnazione - Marzo 2026 - La Porta Aperta

GENERATIVITA’/STAGNAZIONE


Benché mi sia stato chiesto di scrivere qualcosa che rappresenti i “giovani”, sento di non essere la persona più indicata: anagraficamente non appartengo a quella categoria già da tempo. Faccio parte però, di quel gruppo di ragazzi e giovani che hanno scelto di ritornare, di scommettere sul proprio paese per cercare di creare una propria vita, una famiglia, e, perché no, di crescere dei figli.


Ebbene SI, vivere in un paese come Buggerru è una scelta fatta di rinunce, compromessi identitari legati ad una realtà geografica e sociale che molte volte non aiuta, non fa sconti. E’ una realtà fatta di radici profonde e trasformazioni silenziose, non solo personali ma che riflettono le metamorfosi del mondo intero.


Questa mia scelta di restare affonda le radici in un ricordo preciso, in un’immagine di comunità che ora appare sbiadita. Quando ero bambina e poi ragazza, c’erano dei giovani adulti che si dedicavano a noi più piccoli (nello sport, ad esempio), senza chiedere nulla in cambio. Consci però del valore che quel tempo regalato avrebbe generato nel nostro presente ma anche nel futuro prossimo.


Poi è arrivato quel gap generazionale dove la stagnazione ha preso il sopravvento sulla generatività. In una società sempre più liquida e complessa, il tempo sembra correre più veloce, le relazioni risultano più fragili, più superficiali, e le prospettive sempre più mutevoli, limitate, lontane. I punti di riferimento appaiono meno solidi in un alone di miopia sociale che non investe sui giovani, prigioniera di un presentismo esasperato. Il costo di questo si vive quotidianamente soprattutto nei piccoli centri come Buggerru, dove il calo demografico è notevole, dove è alta la presenza di NEET ( giovani tra i 15 e 29 anni che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione)e/o altre forme di disagio sono sempre più diffuse, come: l’uso di sostanze, gioco d’azzardo, isolamento sociale, abbandono scolastico.


Non interrogarsi su ciò che producono questi fenomeni significa pagare domani un prezzo maggiore, non solo individuale, ma anche collettivo. Buggerru, come piccolo centro, offre tante opportunità legate alla possibilità di creare RETE in modo molto più significativo rispetto ai grandi centri.


Per questo credo sia importante attivare tutta una serie di attenzioni rivolte ai più giovani, che devono essere visti da tutti come risorsa da coltivare. Questo si può fare solo assumendosi la responsabilità di accompagnarli nel futuro prossimo. E qua vanno chiamate in causa tutte le istituzioni. A partire dalla scuola per finire alle singole famiglie.


Qualche giorno fa ho letto un articolo di una collega insegnante che, parlando di un progetto che coinvolgeva i ragazzi di un quartiere di Sassari, scriveva: “…ogni giorno incontriamo ragazzi pieni di idee, energia e sensibilità. Quello che spesso manca però non è la voce. E’ lo spazio.” T.G.


L’ associazione ViviamoBuggerru sta cercando di dare uno spazio ai giovani, di ascolto in primis. Uno spazio che si pone l’obiettivo di accompagnare, di dare la possibilità di confronto su una progettazione futura per crescere giovani e giovani adulti insieme. Non c’è presunzione, ma unicamente un’idea di crescita personale e comunitaria ben precisa.


Valentina Andreuccetti

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