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Editoriale- Febbraio 2026 - La Porta Aperta


Il Punto di Vista 


Ho sempre pensato che quello che vedevo fosse tutto quello che mi serviva per avere un’opinione.

Poi ho scoperto che non è così o, meglio, non è sempre così. Faccio un esempio, se scrivo il numero 9 su un

foglio la persona di fronte a me vedrà il numero 6, perché la nostra opinione partirà da un diverso punto di

vista. Avremo ragione entrambi e, se ne terremo conto, eviteremo inutili discussioni.

La prima volta che vidi Buggerru risale a circa sei anni fa. Mi feci un’opinione legata a una serie di fattori

personali che non me lo fecero piacere. Non era colpa del paese o della sua gente, ero io che lo guardavo

dal mio punto di vista che forse era sbagliato. Poi, vivendo il paese, percorrendo le sue strade, conoscendo

le persone e la loro storia osservavo il tutto da prospettive differenti. Cominciai a guardarmi attorno per

scoprire che erano molte di più le cose che non conoscevo di quante ne avevo viste sino a quel momento.

Nacque a quel tempo il desiderio di scrivere un romanzo sulla antica civiltà sarda. E lì cominciai a fare

ricerche approfondite imparando aspetti che nemmeno immaginavo, ultimai un romanzo che avevo nel

cassetto e che rischiava di venire coperto dalla polvere.

Grazie ad esso sono uscito dalla categoria “scrittore want to be”.

Quando ascoltai i progetti di ViviamoBuggerru li vidi con una prospettiva positiva perché ,pensai, che si

poteva fare! Ci sarebbero state sicuramente delle difficoltà, certo. Ma si poteva fare. Mi intrigò l’idea di

coinvolgere la comunità in un progetto di rinascita. Stavo guardando le cose da punti di vista ignorati sino a

quel momento. Era solo una questione di punti di vista, non si spiega diversamente. Perché il mare e la

spiaggia erano gli stessi e la liturgia della natura non era cambiata ma stava cambiando il mio modo di

vedere.

Stavo eliminando i pregiudizi. Ascoltavo avido, nella logica che potevo imparare da chiunque. Mi nacque

una considerazione; forse vivere nel bello porta a darlo per scontato, ma la fioritura delle ginestre spinose

per chi vive vicino a una tangenziale diventa un miracolo di bellezza e l’elicriso inebria chi lo vive per la

prima volta davanti a un tramonto. I nostri carnevali e le nostre sagre (si, ora mi viene da dire nostri) sono

un tripudio di folclore irripetibile che lascia a bocca aperta quasi come un bicchiere di vermiglio cannonau.

La nostra storia lascia a bocca aperta chi ha modo di conoscerla.

E allora? Cambiamo il nostro punto di vista, noi per primi, rimuoviamo un po’ le nostre abitudini, guardiamo

le cose con occhi diversi, forse ci appariranno in un’altra luce, magari la stessa con cui le ammirano gli ospiti

che vengono qui. Abbiamo tante risorse che non dobbiamo costruire, ma solo valorizzare per quello che

sono: tiriamo fuori le ceramiche più belle, quelle riposte in attesa di un momento speciale. Apparecchiamo

la nostra tavola con i piatti più gustosi. Senza aspettare niente da nessuno, la risorsa più grande siamo noi

e assieme possiamo farcela.


Franco Baiardi

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