4° Uscita - Gennaio 2026 - La Porta Aperta
- Viviamo Buggerru

- 14 gen
- Tempo di lettura: 20 min
Aggiornamento: 9 feb
Indice dei contenuti
Editoriale - a cura di Franco Baiardi
Intervista alla sindaca Laura Cappelli - Franco Baiardi
Intervista a Vittorio Facchinetti- Franco Baiardi
Buggerru, il Natale che unisce - Olga Cardella
Nasce "Il Cinemino" di Buggerru- Renzo Licciardi
Nascere a Buggerru- Ilenia Puggioni
Un'opportunità per la nostra comunità- Alessandro Gabanella
La storia di Prima Radio- Renzo Licciardi
1 - Editoriale - a cura di Franco Baiardi
La redazione de La Porta Aperta augura a tutti i suoi lettori e a tutta la cittadinanza di Buggerru un proficuo 2026 con l'auspicio che siate sempre di più a dare il vostro contributo nelle prossime uscite.

2 - Intervista alla sindaca Laura Cappelli - Franco Baiardi
18 Dicembre 2025
Buongiorno Laura, visto che hai appena terminato l’approvazione del bilancio per restare in tema ti chiederei di fare un bilancio sull’anno che sta finendo e magari tracciare i principali obiettivi per l’anno prossimo. Quali sono state le difficoltà che hai dovuto superare?
Penso di poterlo considerare un anno positivo, è stato un buon anno. La mia amministrazione si è impegnata nella cura degli spazi pubblici e nel sociale con un buon risultato finale. Abbiamo partecipato a questo proposito a molti bandi che ci hanno visto sempre in graduatoria. Vorrei aggiungere che nell’anno che sta finendo abbiamo ottenuto un bel risultato aprendo l’asilo nido. Un bel servizio per le famiglie. Sul fronte delle difficoltà, una volta ancora abbiamo verificato la lentezza della popolazione nell’accettare le novità, una sorta di negatività al cambiamento che è andata ad attenuarsi nel corso dell’anno tanto che le mamme hanno già chiesto che questo servizio rimanga anche nell’anno prossimo. Mi sento di poter annunciare che l’asilo nido aprirà anche nel 2026.
Mi confermi allora un’impressione per me che vengo da “fuori” e cioè una resistenza preventiva, se vogliamo chiamarla così, alle novità.
Senza dubbio, potrei raccontarti diversi aneddoti al riguardo. Quando abbiamo deciso di intervenire sulla piazzetta, per capirci quella dopo la piazza che commemora l’eccidio, sin dai primi lavori abbiamo dovuto fare i conti con le proteste della gente. Le più disparate. E’ una reazione che avevo messo in preventivo ma me la sarei aspettata a lavori finiti. Invece da subito abbiamo dovuto fare i conti con un ostracismo preventivo, “gonfiato”, “cavalcato” e per quanto mi riguarda per molti versi inspiegabile. Ora a lavori ultimati mi sento di dire che la sistemazione della piazzetta ha dato un aspetto dignitoso a quell’angolo prima in disordine, è solo una mia opinione, ma tanti scettici si sono dovuti ricredere. Per quanto concerne le novità che vorrei annunciare alla popolazione ci sarà l’inizio dei lavori del lungomare di Buggerru e San Nicolò. Questo sarà il completamento del lavoro di sanificazione della spiaggia dai residui inquinanti delle miniere. Coloro che desiderano prendere visione dei progetti potranno farlo recandosi in Municipio facendone richiesta.
Vorrei annunciare anche l’apertura del cantiere, anche se questo sarà una attività non di competenza comunale, per la rimozione del ponte sulla strada provinciale di San Nicolò. Al momento posso solo riportare quanto mi è stato comunicato non essendo, appunto, di competenza della mia amministrazione; salvo ritardi dovuti a eventuali contrattempi, i lavori dovrebbero iniziare prima dell’estate 2026, max fine estate prossima.
Leggendo la locandina dell’estate Buggerraia si nota come sia stata fitta di eventi, vuoi fare un bilancio anche di questa stagione?
Sono contenta degli Eventi organizzati dall’amministrazione, forse si poteva fare di più e meglio ma nel complesso non mi pare di aver rilevato negatività.
Avrai certamente notato vari Eventi organizzati anche da ViviamoBuggerru, ti chiedo a questo proposito un tuo parere e la disponibilità della tua Amministrazione a collaborare nel futuro.
Lo trovo positivo, ben venga la collaborazione senza varcare i confini dei ruoli e delle competenze. Ho visto che ViviamoBuggerru ha organizzato alcune presentazioni di libri, tutte le volte che vi sono stata invitata, compatibilmente con i miei impegni, vi ho anche partecipato, ho apprezzato l’intervento del prof. Pigliaru. Tutto quello che viene fatto per il bene della comunità sarà sempre ben accetto.
Ho saputo della presenza di Paolo Rossi , un lavoro che si è svolto tutto a San Nicolò, giusto?
Corretto in parte, l’associazione e Paolo Rossi hanno visionato alcuni locali anche nel paese e alla fine hanno scelto il ristorante anche per alcuni ritardi burocratici. Per la serata di Restituzione alla popolazione l’organizzazione delle Residenze Artistiche ha utilizzato l’anfiteatro della scuola invitando la giunta Comunale e tutta la popolazione ad assistere alla fine dei lavori. Peccato che alla serata finale al Teatro Electra di Iglesias non ci fossero rappresentanti dell’Amministrazione di Buggerru, immagino per impegni diversi. Non ti nascondo che mi piacerebbe vedere tra l’amministrazione e Viviamo Buggerru un clima ancora più collaborativo e il meno formale possibile e auspico un clima libero da ogni polemica. Approfitto di questa chiacchierata per spendere poche parole per chiarire gli scopi associativi. L’associazione di cui in questo momento sono la voce, si pone l’obiettivo di fare comunità inclusiva promuovendo il territorio. Non abbiamo lo scopo di sostituirci a nessuno ma semmai supportare anche iniziative già esistenti affiancando la nostra organizzazione per ottenere il miglior risultato possibile. Non abbiamo finalità politiche visto che lo scopo principale è quello di portare benefici alla comunità. E’ in questa direzione che auspichiamo una collaborazione reale con tutte le organizzazioni che operano sul territorio e visto che l’Amministrazione che presiedi è la prima in assoluto vorremmo che il futuro ci vedesse fianco a fianco per perseguire obiettivi comuni. Sono a noi ben chiari i confini e le prerogative da non valicare e in questo senso auspichiamo una collaborazione sempre più elastica per raggiungere scopi comuni.
Sono favorevole su tutto quanto possa portare benefici alla comunità.
So che hai avuto modo di conoscere la sig.ra Anna Bertini nell’ambito dell’iniziativa Luoghi Letterari. Un progetto che ha visto cinque scrittori ospiti di altrettanti piccoli paesi della Sardegna allo scopo di acquisire notizie del loro passato, del presente e del futuro che fossero lo spunto per un racconto. Il tutto confluirà in un libro che verrà presentato al Salone del Libro di Torino. Inizialmente so che ci sono stati piccoli ostacoli burocratici, da te superati, per farle visitare alcuni luoghi caratteristici del paese. Questo modo di aggirare in maniera pratica piccoli ostacoli è stato apprezzato e visto come il modo corretto di procedere tra persone ragionevoli. Grazie per la tua collaborazione.
Prego, quello che si può fare…
Viviamo Buggerru ha in cantiere diversi nuovi eventi : Il laboratorio Teatrale di Paolo Rossi ha intenzione di ritornare a Buggerru per dare seguito all’esperienza del primo laboratorio. E’ in embrione il progetto di un film che dovrebbe vedere il paese e la sua gente come un grande set cinematografico con la necessità di maestranze e tutto quanto comporterà. La scrittrice Bertini ha manifestato il desiderio di ritornare e di far conoscere il paese ad altri scrittori. Si sta lavorando per portare un bel concerto qui in paese e una mostra d’arte in estate. Sono eventi importanti per i quali sarà necessaria la partecipazione di tutti , Amministrazione in testa e alla luce di quanto hai esternato sappiamo di poterci contare.
Ripeto che tutto quanto andrà a produrre conoscenza del paese e benefici per la comunità è ben visto. Tempo fa abbiamo fatto una piccola pubblicità sul sito del Comune che ha ottenuto, sorprendendoci, circa un milione di visualizzazioni. Sono sicura che anche le vostre iniziative genereranno visualizzazioni aumentando il numero di persone che conosce il nostro paese.
Un’ultima cosa, hai visto il risultato dei lavori delle donne di Buggerru, quelle che si sono definite Janas?
Se ti riferisci agli gnomi, certo che li ho notati e devo dire che sono molto carini e simpatici. Mi hanno informato anche dei presepi che ancora non ho visto e spero di aver dato una mano fornendo l’elenco delle nonne a cui destinare dei regali prodotti dalle donne del paese. Mi auguro che queste iniziative proseguano nel tempo, è senza dubbio una bella iniziativa.
Ora ti lascio ai tuoi impegni di Sindaca non prima di farti i nostri sinceri auguri . Buon lavoro. Grazie
Grazie a te e a ViviamoBuggerru
A cura di Franco Baiardi
3 - Intervista a Vittorio Facchinetti- Franco Baiardi
4 - Buggerru, il Natale che unisce - Olga Cardella
Buggerru, il Natale che unisce: mani, sorrisi e magia per una comunità che cresce insieme.
A Buggerru, quest’anno, il Natale non è stato soltanto una festa, ma un movimento silenzioso e profondo, un intreccio di gesti, creatività e presenza che ha trasformato il paese in un luogo dove la cura reciproca è diventata protagonista. È stato un Natale vissuto nelle strade, nei quartieri, nei cuori. Un Natale firmato Janas e Janos, volontari che hanno lavorato con passione per realizzare, per unire, coinvolgere e far crescere la comunità.
Tutto è iniziato con un gesto semplice e potentissimo: la realizzazione di manufatti artigianali da donare agli anziani del paese. Per garantire una consegna corretta, rispettosa e basata su un criterio chiaro, le Janas hanno chiesto al Comune l’elenco delle persone più anziane. La sindaca, Laura Cappelli, con grande disponibilità e sensibilità, ha fornito personalmente i nomi, permettendo di raggiungere tutti con attenzione e delicatezza.

La consegna, casa per casa, è stata un viaggio dentro l’anima di Buggerru. Ogni porta bussata era un battito di cuore, ogni porta che si apriva un’emozione. Gli anziani, quelli che potevano farlo, apparivano sulla soglia con passo lento e incerto, sorpresi che qualcuno fosse lì per loro. Per un istante restavano immobili, come se non credessero ai propri occhi, poi, quando vedevano quei manufatti caldi, fatti apposta per loro e accompagnati da un biglietto affettuoso e personalizzato, succedeva qualcosa di indescrivibile: le mani tremavano mentre accarezzavano il dono e il biglietto, con sorrisi timidi, grati, sinceri e profondi. Gli occhi si riempivano di una luce che parlava da sola. Molti avevano lo sguardo lucido, arrossato dall’emozione; alcuni trattenevano le lacrime, altri le lasciavano scendere senza vergogna. E noi a emozionarci e a commuoverci con loro. C’era chi stringeva le mani delle volontarie più a lungo del necessario, come a voler trattenere quel momento, quel calore umano. In un’epoca in cui la solitudine è una ferita profonda, quel gesto ha avuto il valore di un caldo abbraccio: un abbraccio che non dura un attimo, ma ti resta dentro e continua a scaldarti il cuore. Te lo porti appresso, anche quando la porta si chiude, diventa tuo. Ho messo impegno nel raccontare, ma per chi non era lì è difficile capire quanto abbiamo ricevuto da quei gesti semplici.
E poi, a Buggerru, sono arrivati loro: gli gnomi, ospiti speciali spuntati come per magia sui davanzali, sui muretti, sulle panchine, nelle aiuole e nelle piazze, come se avessero deciso di invadere il paese e farne il loro parco giochi. Con i loro cappelli storti e colorati, i nasini tondi e l’aria simpatica e furbetta, erano veri messaggeri di buonumore. Vicino agli gnometti dei piccoli cartelli fatti e dipinti a mano, ognuno con una frase spiritosa e affettuosa, di quelle capace di strappare un sorriso anche al passante più distratto. Dettagli semplici che aggiungevano un tocco di colore e complicità, come se quel minuscolo mondo incantato volesse davvero parlare a chi si fermava a guardarlo. I bambini li cercavano come in una caccia al tesoro, gli adulti li fotografavano divertiti e qualcuno giura di averne visto pure uno cambiare posizione da un giorno all’altro. Un’idea nata quasi per scherzo, ma capace di trasformare le strade in un piccolo mondo incantato, ricordando a tutti che la magia del Natale esiste davvero e non ha età.
Per la prima volta, a Buggerru, quest’anno, anche i presepi non sono rimasti individuali, chiusi dentro le case, ma sono usciti all’aperto diventando una tradizione condivisa: presepi di quartiere, costruiti insieme, con la partecipazione spontanea di tante persone. C’era chi portava il muschio, chi recuperava un pezzo di sughero o una tavola di legno, chi proponeva un’idea, chi sistemava le luci.... E gli alberelli. Ognuno contribuiva con ciò che aveva e ogni gesto diventava parte di un’unica opera collettiva. Il risultato non è stato solo un presepe più grande o più bello, ma un nuovo modo di stare insieme: vicini che collaborano, famiglie che si incontrano, bambini gioiosi che aiutano. Una locandina affiancava il presepe: un gesto semplice, ma in contenuto ricco di valore che ha reso ogni allestimento ancora più significativo.

Questa prima edizione dei presepi di quartiere ha mostrato quanto la comunità possa diventare forte quando si unisce, trasformando una tradizione familiare in un’esperienza condivisa che ha fatto sentire tutti parte dell stessa storia.
Questo Natale è solo un punto di partenza. C’è il desiderio di fare ancora di più, di coinvolgere nuove persone, di immaginare e realizzare iniziative che continuino a unire, a far crescere, a portare luce anche nei mesi più bui. Grazie a tutti.
Olga Cardella
5 - Nasce "Il Cinemino" di Buggerru
Nasce "Il Cinemino" di Buggerru
Viviamo Buggerru è lieta di annunciare l'inizio di una nuova avventura culturale e sociale: il cineforum gratuito e aperto a tutti chiamato "Il Cinemino".
Questa iniziativa non nasce per caso, ma risponde a un'esigenza espressa direttamente dai cittadini. Durante il sondaggio condotto in paese da Viviamo Buggerru, la richiesta di un cineforum e di proiezioni cinematografiche è emersa prepotentemente come una delle esigenze più sentite dalla popolazione. Il progetto nasce quindi dal profondo desiderio di far rivivere la magia del cinema, che avevamo un tempo, e di creare uno spazio di condivisione culturale e di divertimento per tutta la comunità.
Un Viaggio tra Storia, Natura e Sport
"Il Cinemino" sarà un vero e proprio viaggio tematico. L'obiettivo è valorizzare l'identità di Buggerru e delle zone limitrofe attraverso documentari, produzioni amatoriali e indipendenti, di diversi filoni narrativi:
L’Eredità Mineraria: Per preservare la memoria del passato che ha plasmato la nostra comunità.
La Vita di Mare: Storie di pescatori e del legame indissolubile con il nostro mare.
Bellezza Ambientale: Riflettori puntati sui tesori naturali che ci circondano.
Sport Outdoor: Dall’arrampicata al surf, dal trekking alla mountain bike, celebrando il movimento e la natura.
Una Programmazione per Tutti
Ma sarà anche un piacevole momento di evasione allargato a tutti. Crediamo fermamente che il cinema sia una finestra sul mondo, uno strumento per interpretarlo e anche per sognare insieme. Per questo, il programma è stato pensato per accogliere ogni fascia d’età con più appuntamenti fissi ogni mese:
Spazio Famiglie e Bambini: Un’occasione per emozionarsi con storie piene di fantasia e ridere insieme.
Appuntamenti per Adulti: Proiezioni selezionate dai film dei circuiti commerciali per suscitare curiosità, riflessione e sane risate.
Il nostro “Cinemino" non sarà solo una proiezione, ma un'occasione per incontrarsi, dibattere e costruire nuove visioni per il futuro del nostro paese.
L'ingresso sarà libero e gratuito. Vi aspettiamo per riscoprire il senso di partecipazione attraverso il grande schermo: ricordate che la regia della programmazione sarà anche vostra!
Per restare aggiornati sul calendario delle proiezioni e sui luoghi degli incontri, seguite nei prossimi giorni le pagine dei social di Viviamo Buggerru.
A cura di Renzo Licciardi
6 - Nascere a Buggerru- Ilenia Puggioni
Nascere a Buggerru
Mio bisnonno Puggioni purgò mio bisnonno Orrù.
Non è solo un fatto di famiglia. È un paradigma.
Buggerru nasce e cresce così: divisa. Non per accidente, ma per struttura. Un luogo in cui le idee non sono solo pensiero, ma posizione, e l’appartenenza politica diventa genealogia. Qui non si tratta davvero di essere poveri o ricchi, quanto di essere collocati.
Collocati nello spazio sociale, nel racconto collettivo, nella memoria condivisa.
Caste non dichiarate, ma perfettamente riconoscibili.
Dai cognomi che precedono le persone.
Dal modo di stare seduti in chiesa.
Dal numero di persone che siedono alla tua tavola, e da chi non ci siederà mai.
La miniera scavava gallerie sotto terra e gerarchie sopra. Svuotava il sottosuolo e in superficie costruiva un ordine rigido, fatto di ruoli e confini.
È stata una scuola di disciplina sociale. Ha insegnato a riconoscere il comando, ad accettare la subordinazione e ad interiorizzare la divisione.
Crescendo, comprendo che Buggerru non è semplicemente un paese, ma un corpo ferito. Un corpo che non ha mai davvero rimarginato. Porta il peso di un passato che si infiltra nelle relazioni quotidiane, nei giudizi sommessi, e a volte persino nell’amore.
Anche quando la miniera ha chiuso, quel sistema è rimasto intatto, sedimentato nei rapporti umani.
Nascere a Buggerru significa ereditare.
Ereditare alleanze e spaccature, silenzi e rancori, storie non raccontate ma perfettamente comprese. Significa portare addosso una biografia che non hai scritto tu, ma che chiunque legge comunque.
Negli anni Novanta frequentavo le scuole elementari.
In quegli anni mio padre fu prima consigliere, poi assessore. Per me non fu un fatto pubblico, ma un’esperienza privata di esposizione continua. Ciò che all’esterno appariva come un privilegio, io lo vivevo come una colpa. Essere “figlia di” significava non poter essere neutra, non poter essere invisibile. Ogni gesto sembrava dover giustificare una posizione che non avevo scelto.
Sono nata in una famiglia di stampo imprenditoriale.
Il benessere non veniva raccontato come fortuna, ma come dovere. Il lavoro era l’elemento fondante dell’identità familiare, l’unica legittimazione possibile. A tredici anni, finita la terza media, avevo già un libretto sanitario. Controllo delle unghie, tamponi: il corpo diventava documento. L’ingresso nel lavoro non era una scelta, ma un passaggio obbligato, quasi un rito di iniziazione.
Dentro questo sistema, ho faticato a costruire legami.
Non posso vantare amicizie infantili sopravvissute al tempo. Sono stata spesso un’esclusa, e non ho mai compreso del tutto il motivo. Forse il cognome materno che mi identificava prima ancora del resto, forse il ruolo pubblico di mio padre. Mi sentivo contemporaneamente dentro e fuori, beneficiaria e colpevole.
Col tempo ho capito che il mio conflitto non era solo personale.
Era il riflesso di una struttura poco tollerante dell’ambiguità. A Buggerru bisogna stare da una parte, anche quando quella parte non coincide con ciò che si è. Io, figlia di due storie contrapposte, non ho mai potuto aderire completamente a nessuna.
Gli anni non hanno ammorbidito il mio sguardo.
Questi ultimi hanno rappresentato un inasprimento delle mie posizioni. Le dinamiche sociali del paese continuano a riprodursi, anche quando cambiano i nomi, anche quando le cariche si svuotano di potere reale. Il conflitto resta, interiorizzato.
Buggerru, per me, non è un luogo da celebrare né da condannare.
È un campo di tensione.
Un luogo che mi ha insegnato che l’identità può essere una frattura, e che a volte il vero lavoro non è appartenere, ma resistere senza scegliere una sola parte.
Ilenia Puggioni
7- Un'opportunità per la nostra comunità- Alessandro Gabanella
UN’OPPORTUNITA’ PER LA NOSTRA COMUNITÀ’: GLI INCONTRI DI PSICOTERAPIA INTEGRATA CON LA SPIRITUALITÀ’
Si tratta dello proposta di ViviAmo Buggerru forse meno appariscente, eppure è assai importante per il benessere psichico e per la crescita personale di ciascuno di noi, oltre che, indirettamente, per quella della collettività nel suo complesso.
Da oramai qualche mese, a cadenza bisettimanale, si tengono infatti, presso la ludoteca, incontri di psicoterapia integrata con la spiritualità condotti dallo psichiatra e psicoterapeuta Dott. Enrico Loria di Cagliari, completamente gratuiti ed aperti a tutti.
Credo di non averne perso nemmeno uno e ne sono uscito ogni volta umanamente arricchito e, soprattutto - malgrado i casi talora angosciosi di cui sono stato testimone e/o protagonista -, alleggerito di qualche peso e pervaso da una sensazione di serenità quale raramente mi è capitato di provare.
Comprendo le remore di norma presenti in ciascuno di noi a parlare dinanzi a sconosciuti, ad amici e a conoscenti dei propri problemi e dei propri conflitti, interiori o con le altre persone; a parte, però, che ciascun partecipante è tenuto a non divulgare all’esterno quanto avviene negli incontri, cui è peraltro consentito partecipare passivamente (il che darà comunque ben presto modo di comprendere che assai spesso i problemi degli altri sono anche i nostri), il Dott. Loria sa instaurare un clima di fiducia reciproca tale da affievolire od abbattere le nostre iniziali resistenze.
Per concludere, davvero un’esperienza che merita di essere vissuta.
Alessandro Gabanella
8- La storia di Prima Radio- Renzo Licciardi
IL DOVERE DI RICORDARE
RUBRICA - MEMORIE DI BUGGERRU: TRA MINIERA E MARE
Introduzione al Terzo Racconto — “La storia di Prima Radio: Quando i ragazzi presero la parola”
Dopo aver esplorato i giochi giovanili e l’ingegno del riciclo del passato, il nostro viaggio nella memoria collettiva di Buggerru approda a un capitolo più recente, ma altrettanto appassionante: il momento in cui, alla fine degli anni Settanta, il paese trovò una voce nuova e inaspettata attraverso l'etere.
In un’epoca di grandi fermenti giovanili, un gruppo di ragazzi e ragazze decise di sfidare l'isolamento geografico e culturale per dare vita a "Prima Radio", la prima emittente libera e democratica del paese. Non fu solo un’impresa tecnica, nata tra trasmettitori valvolari e regie artigianali costruite con assi da muratore, ma un vero atto di riappropriazione della propria identità e del proprio futuro.
In queste pagine, accompagnate da immagini che catturano l'entusiasmo di quegli anni, rivivremo l'emozione di quelle prime trasmissioni sui 100,5 MHz. Scoprirete una radio che cercava di rappresentare il più possibile la realtà circostante: cassa di risonanza per le lotte dei minatori, spazio autogestito per l'emancipazione femminile, organizzazione dei disoccupati, promozione di iniziative culturali, difensore della lingua sarda e tamburo per le celebrazioni dell’anniversario dell'eccidio del 1904.
Quella di Prima Radio è la storia di una "magnifica avventura collettiva" che ha saputo trasformare la nostalgia della miniera in una controinformazione coraggiosa, dimostrando che anche con poche risorse, quando si ha qualcosa da dire, si può davvero influire nello spirito di una comunità.
Non vi anticipiamo altro: il racconto che segue è un omaggio a quei "giovani arroganti e avventati" che, nel cuore del Sulcis, ebbero il coraggio di accendere un segnale di libertà.
Buona lettura.
LA PICCOLA STORIA DI PRIMA RADIO BUGGERRU
Quando i ragazzi presero la parola
Che cosa resta della Buggerru mineraria dopo poco più di un secolo e mezzo? Restano le tracce, le voci e i segni del passato: la Grande Storia che modella la vita delle persone, e le piccole storie individuali che lottano per non essere dimenticate. La memoria storica è un filo sottile: se si spezza, restiamo in un presente vuoto, privi di radici e identità Ma si può combattere l'oblio. È un dovere tramandare ogni segno, ogni racconto di quel passato personale che, a poco a poco, diventa la nostra storia collettiva.
Buggerru, pur piccola nel tempo e nello spazio, ha inciso una pagina importante nella Storia. Non possiamo dimenticare il tragico e decisivo 4 settembre 1904, quando lo sfruttamento disumano imposto dai padroni francesi della miniera di Malfidano raggiunse il suo limite. Il massacro di tre minatori non portò solo dolore, ma anche consapevolezza: la lotta contro l’ingiustizia e la dignità del lavoro divennero il motore di un riscatto morale che cambiò il destino della comunità.
Dopo quel sangue del 1904, tante altre storie, più silenziose ma non meno vere, continuarono a scrivere la vita del paese. Le fatiche quotidiane delle famiglie, gli infortuni, i piccoli progressi, la speranza: tutto formava il tessuto di una resistenza civile. Raccontarle significa mantenerle vive, impedire che si perdano nel gorgo del tempo.
Ecco, allora, una storia piccola ma preziosa che rischia di perdersi: quella che in un tempo breve ma intenso, alcuni ragazzi e ragazze di Buggerru decisero di farsi sentire, di dare voce a sé stessi e al loro paese.
Siamo alla fine degli anni Settanta, un periodo acceso, fatto di movimenti, rivendicazioni e fermento giovanile. In tutta Europa nasce il fenomeno delle Radio Libere, che rompe il monopolio dell’informazione pubblica. L’Italia è in prima fila, e anche la Sardegna non resta indietro: Radiolina, Radio 24 ore, Radio Oristano e molte altre spuntano come funghi dopo la pioggia.
Nel maggio del 1978 l'aria di Buggerru si fece elettrica. Si decise di provarci anche qui. Undici soci fondatori tirarono fuori dalle tasche diecimila lire a testa. Un socio mise a disposizione la casetta disabitata dei nonni in Via Iglesias 67: due stanze e un pergolato. Con centomila lire, si acquistò il primo trasmettitore valvolare autocostruito, l'antenna e il cavo. Ancora cinquemila lire a testa per i dischi e le attrezzature. Somme non enormi, ma per giovani squattrinati erano un sacrificio. Si usarono microfoni, mixer, amplificatore e casse dell’ex gruppo musicale locale “Gaby 6”.
Il banco di regia era una invenzione: assi da muratore usate, appoggiate su blocchetti, mascherate da una moquette. Pura, artigianale necessità.
Il nome? Prima Radio: semplice, vero. Fu abbandonato per un soffio “Radio Galena”, chiaro riferimento all’invenzione delle prime riceventi radio e al minerale di piombo abbondante nelle miniere della nostra zona.
Il 21 Luglio 1978 accadde: la prima emittente libera di Buggerru si affacciò timidamente nell’etere sui 100,5 MHz. L’entusiasmo fu incontenibile, un suono inaspettato. Si correva per il paese con una radiolina FM in mano, increduli, per sentire la voce del piccolo trasmettitore. Per la prima volta, magicamente, le parole dei ragazzi furono irradiate. E per tre anni la sigla fu la stessa: “State ascoltando Prima Radio, la prima radio libera e democratica che trasmette sui 100,5 MHz della modulazione di frequenza da Buggerru”.
I problemi tecnici arrivarono presto. Il trasmettitore era instabile, si scaldava troppo. Le valvole esigevano riposo e bisognava spegnere tutto. Soluzione sbrigativa, da ragazzi che s’arrangiano: un vecchio ventilatore portatile puntato sull’apparecchiatura, sempre acceso.
Il gruppo si allargò rapidamente: un collettivo di ragazzi e ragazze variegato ma unito, subito conosciuto in paese come “quelli della Radio”. L’obiettivo era chiaro: rompere l’isolamento culturale, essere utili al paese divertendosi. Le trasmissioni avevano un ritmo flessibile e quasi sempre in diretta: musica, informazione, programmi a carattere sociale e culturale. I generi musicali si mescolavano senza sosta, in una babele armonica: cantautori, disco-music, sarda, jazz, pop, rock. Brani mai sentiti prima in paese, banditi dalle emittenti più grandi come la RAI o Radio Montecarlo. Un giorno, in un raptus di gioia anarchica creativa, sovrapposero per alcuni minuti più brani di generi diversi. Il risultato fu un caos sonoro, sconcertante per gli ascoltatori ignari, ma esilarante, per gli autori di quella performance provocatoria.
Un fenomeno nuovo era la partecipazione degli ascoltatori, con le richieste di dediche che arrivavano via bigliettini o a voce, dato che il telefono era un lusso. Ampio spazio fu dato alla cultura, all’identità e alla memoria storica. Si trasmisero un ciclo di lezioni in lingua sarda registrate dall’eminente professor Giovanni Lilliu sull’archeologia nuragica. Con lo studioso di storia locale Franco Manis, il suo primo libro, “Una miniera, Buggerru”, fu trasmesso a puntate in diretta, prima ancora che fosse stampato. Con il “poeta minatore” Manlio Massole si diede voce in studio a “Bethger, il lungo dolore”, il canto appassionato sulla dura vita dei minatori.
E poi la Data Sacra: il 4 settembre, l'anniversario dell'eccidio del 1904 di Salvatore Montixi, Felice Lìttera e Giustino Pittau. Una giornata di programmazione speciale. Negli anni a seguire, la Radio divenne la voce, il tamburo per le celebrazioni di quel giorno.
Le ragazze del gruppo curavano il loro spazio autogestito, dichiaratamente femminista. Saletta della regia perentoriamente vietata alle presenze e contaminazioni maschili. Coinvolgevano le ascoltatrici sui temi caldi dell’emancipazione, contro le regole che la società imponeva perentoriamente alle donne.
Ogni mattina, il rito: il radiogiornale. Le notizie dai quotidiani omaggiati dall’edicola Scalas, lette dagli speaker che si succedevano, spesso con ironia e passione, più che con prudenza.
E poi c'era lui: la mascotte, un piccolo bastardino pezzato raccolto dalla strada. Lo chiamammo “Megahertz”, Mega per noi. Scodinzolava sempre, coccolato in saletta di regia, silenzioso, come se comprendesse la liturgia delle trasmissioni. Quando fu investito da un’auto, fu un lutto vero, condiviso da tutti, ascoltatori compresi.
La funzione sociale e politica della radio si manifestò subito: oltre la musica, le campagne elettorali. Si organizzarono confronti in diretta, coinvolgendo politici locali e non. Partecipazione attiva alle elezioni comunali: vinse la coalizione di sinistra PCI e PSI, portando all’elezione della giovanissima Gianna Cappelli come prima donna Sindaco, ponendo fine alla ventennale amministrazione democristiana dell’ormai anziano sindaco Paolo Santarelli. Tante ore di dibattiti e interviste, un piccolo ma significativo archivio sonoro della storia del paese.
I figli dei minatori raccontavano la crisi delle miniere, la cassa integrazione, la paura del futuro. La Radio diventò la loro voce e quella dell’intera comunità. Trasmetteva le assemblee, le proteste, gli scioperi. Era la cronaca viva di un’epoca che finiva. La Radio svolgeva il suo compito di cassa di risonanza, trasmettendo le registrazioni. Un dramma ineluttabile: la chiusura graduale di tutte le attività estrattive del Sulcis.
Prima Radio divenne non solo informazione, ma controinformazione, come si diceva in quegli anni. Il gruppo sposò la causa della “Lega antinucleare” in favore delle Energie Rinnovabili. Il collettivo aderì quasi interamente all’area della Nuova Sinistra, attirandosi l'accusa, da parte della politica tradizionale paesana, di essere composto da “giovani estremisti anarcoidi”.
Dal crogiuolo di idee e voci nacquero iniziative concrete. La “Lega dei disoccupati” e la prima Cooperativa giovanile di Buggerru, la “Cooptur Costa Verde”, per creare opportunità di lavoro nel turismo e contrastare il deserto della disoccupazione. Si collaborò con il Comune per la prima festa del Ferragosto Buggerraio, tra mostre e manifestazioni. Si diede spazio alla musica con i concerti di Suonofficina e il poeta chitarrista brasiliano Josè Roger Licks. Il teatro all’aperto con le compagnie “la Maschera”, “Sa Scabitzara” e gli Akroama.
Fu durante quella prima festa estiva che si invitò l'artista Pinuccio Sciola e i suoi muralisti di San Sperate, per eseguire opere a ricordo dello sciopero del 1904. Su impulso della Radio, nacque l’idea del monumento ai martiri del lavoro del 1904. Sciola offrì gratuitamente le tre statue dei minatori uccisi, chiedendo solo che fossero posate esattamente sul luogo dell’eccidio, in Via Marina di fronte alla ex Falegnameria e ai ruderi dei Forni di Calcinazione. La richiesta di Sciola spaccò il Consiglio Comunale: diviso, bloccò la proposta per un solo voto. Le statue furono acquistate e posate solo anni dopo, nell’attuale piazza, per l’ottantesimo anniversario.
Con i muralisti si realizzò un ciclo di raffigurazioni nelle pareti del paese. Il primo, sulla facciata della sede della Radio, era un manifesto in lingua sarda che reclamava un governo regionale in mano ai sardi, il ritiro delle invasive servitù militari e il ritorno degli emigrati. Seguirono altri murales, grandi manifesti nelle vie del paese.
La posizione del paese, stretta tra le montagne, per di più di piombo, penalizzava la propagazione del segnale. Con quel po’ di pubblicità che si riusciva a raggranellare dagli esercenti locali o dai paesi vicini e qualche donazione, si acquistò un nuovo trasmettitore da 70 Watt, questa volta più moderno a transistor. Maggior stabilità, migliore suono, ma purtroppo solo un modesto incremento della diffusione sul territorio. Migliorammo anche le apparecchiature e la scorta di dischi e nastri musicali.
L'attività della radio continuò fino al 1981, un periodo che, sebbene caratterizzato da difficoltà economiche e organizzative, diede al gruppo la grande soddisfazione per gli ascolti e per gli incontri con nuovi compagni di viaggio. Purtroppo, il tempo fu inesorabile e chiese il suo pegno: il funzionamento regolare fu messo in crisi quando gli impegni, come gli studi universitari fuori sede, il servizio militare per qualcuno e l'inizio del lavoro per pochi, resero impossibile garantire la continuità. A complicare la situazione arrivarono i nuovi ordinamenti di legge, nati per controllare il dilagare delle emittenti, che ostacolarono la sopravvivenza delle radio minori, quelle senza grossi introiti commerciali. Così, nei primi mesi del 1982, dopo un dibattito amaro, il collettivo non poté più garantire le presenze e, con un rammarico che ancora riecheggia, fummo costretti a spegnere le trasmissioni.
Fu la fine della storia di un gruppo di ragazzi e ragazze che seppero dare parola e suono alla vita di un paese, la magnifica avventura collettiva di Prima Radio Buggerru.
«Certo, eravamo giovani. Eravamo arroganti, eravamo ridicoli, eravamo eccessivi, eravamo avventati, eravamo sciocchi. Ma avevamo ragione.» (Abbie Hoffman).
Di Renzo Licciardi




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