Due toscani a Buggerru
Di Elio e Roberto Fadda
Angelo Calamari e Brandina Barsanti arrivarono dalla Toscana. Lui era nato a Pietrabuona il 3 gennaio 1856, mentre lei a Pescia il 5 giugno 1858, due comuni dell’attuale provincia di Pistoia. Noi non li abbiamo conosciuti, sappiamo però che morirono entrambi a Buggerru: il bisnonno il 21 ottobre 1922 e sua moglie alla vigilia di Natale del 1941.

I nostri bisnonni decisero di emigrare dalla Toscana in Sardegna principalmente per ragioni economiche. In famiglia si diceva che i Calamari fossero proprietari di una cartiera, poi fallita, ragione che portò i nostri avi a cercare fortuna a Buggerru, un paese considerato in quell’epoca addirittura l’Eldorado della Sardegna.
In famiglia si raccontava, con un certo orgoglio, che nonna Brandina fosse strettissima parente di Eugenio Barsanti, un personaggio a cui venne riconosciuto il merito di essere l’autore, in collaborazione con Felice Matteucci, di una delle invenzioni più importanti per l’umanità intera: quella del motore a scoppio.
Da recenti ricerche risulta che la famiglia Calamari possedesse effettivamente, già dal 1870, una cartiera nella vicina provincia di Lucca, dove tuttora esistono diverse cartiere e un loro vecchio opificio.
La Sardegna, il Sulcis e la Buggerru mineraria dell’Ottocento
Sul finire dell’Ottocento nasceva a Buggerru la più grande miniera zincifera d’Europa. Tantissime persone, mosse dalla necessità di trovare lavoro in miniera, accorrevano dai paesi dell’interno dell’isola, dall’Italia e dall’estero. Attorno alla miniera andavano sviluppandosi tante attività di supporto, come il commercio, l’artigianato e altre professioni.
Bisognava aprire negozi, osterie, trattorie, locande, falegnamerie, sartorie e altre attività utili alla crescita di una comunità isolata dalla mancanza di vie di comunicazione efficienti.
I nostri bisnonni giunsero in Sardegna a bordo di un piroscafo. Una volta sbarcati a Cagliari, presero la carrozza per Iglesias, da cui proseguirono fino alla lontana miniera di Buggerru.
Proprio a Iglesias accadde uno dei tanti episodi che i nostri parenti ci raccontavano quando eravamo bambini, appresi a loro volta direttamente da quel burlone di Angelo Calamari.
Nel leggere questi piccoli episodi, provate a immaginare il suo accento toscano e il racconto sarà ancora più divertente.
Una volta, a Iglesias, Angelo si allontanò per cercare una carrozza che li portasse a Buggerru, mentre nonna Brandina rimase ad aspettarlo presso la stazione. Più o meno dopo mezz’ora, il nonno tornò dalla moglie e la trovò in lacrime mentre diceva:
“O’ Ricciolo, n’do tu m’hai portata?”
Lui, consolandola, le disse:
“Oh bimba, oh perché tu piangi? E che t’è successo?”
Inconsolabile, Brandina disse fra le lacrime:
“O Ricciolo, n’do tu m’hai portata… n’do tu m’hai portata… qui si vende l’anticristo a misurini!”
Proprio mentre parlavano dell’accaduto, passò nuovamente un venditore ambulante che urlava a squarciagola:
“Latti friscuuu… latti friscuuu… latti friscuuuu!”
Brandina, donna di chiesa, timorata di Dio, aveva capito:
“L’anticristo… l’anticristo!”
I primi insediamenti e negozi a Buggerru
Giunti a Buggerru, trovarono quasi subito casa e aprirono un’attività commerciale di generi alimentari. La prima abitazione-negozio dei Calamari si trovava in via Roma, ma subito dopo la nascita delle figliole, Sempreviva e Finimola, si trasferirono in una casa più grande nei pressi della Chiesa dedicata a San Giovanni Battista.
I nomi scelti per le loro figliole erano tutto un programma, sicuramente affini al carattere burlone di Angelo Calamari.
La primogenita, che noi chiamavamo “zia Viva”, si chiamava Sempreviva, mentre la nonna, nota come “Memena”, si chiamava Finimola. Essendo la seconda femmina che nasceva in famiglia, Angelo si rivolse alla moglie dicendo:
“Brandina, ora però Finimola con tutte ’ste femmine!”
Nonno Angelo era un burlone, ma di gran cuore!
Gli aneddoti
Un giorno, mentre sostava nei pressi della sua casa, vicina alla Chiesa, vide passare una giovane con una corbula piena di uova sulla testa e le chiese:
“Oooh bimba, a quanto tu fai l’ova?”
Alla risposta della giovane, che non doveva essere di suo gradimento per il costo un po’ troppo alto, Angelo l’apostrofò:
“Ovvìa… esagerata! Oh chè tu possa cadè e rompe tutte ll’ova prima di fregà qualche bischero!”
Dopo pochi passi, la ragazza inciampò, rompendo tutte le uova che portava nel cesto.
Angelo vide la scena e, a quel punto, corse verso la giovane, disperata per aver compromesso il guadagno della giornata. Aiutandola a rialzarsi, le chiese quante fossero le uova contenute nella corbula, poi mise mano al portafoglio e la rimborsò senza alcuna esitazione!
I minatori si incontravano nelle bettole per bere un bicchiere di vino, passare qualche ora di tempo libero e discutere con gli amici. Quando non si litigava, si raccontava scherzosamente qualche vicenda scottante avvenuta nel piccolo centro minerario.
Da una di queste storie prese origine il nome di un rione del paese, noto come “Monte Beccu”. Il bisnonno Angelo Calamari diceva che in quel rione vivesse un “becco”, che in dialetto toscano significa “cornuto”.
Un’altra storiella raccontata in famiglia è quella del suo cane, che stranamente aveva chiamato Cometé. Quando qualcuno osava chiedergli:
“Che bel cane, signor Angelo, come si chiama?”
Egli rispondeva:
“Si chiama come te!”
Le nuove famiglie di Buggerru
Angelo e sua moglie Brandina Barsanti concessero la seconda figlia Finimola in moglie al maestro Aurelio Fadda, originario di Barumini ed ex ufficiale nella Prima guerra mondiale, mentre Sempreviva andò in sposa al caposervizio della Carbosarda, sig. Peppino Sequenza.
Dalle famiglie delle sorelle Calamari discesero la famiglia Fadda di Buggerru e la famiglia Sequenza, quest’ultima trasferitasi inizialmente a Bacu Abis, ma poi stabilitasi a Carbonia.
Angelo Calamari era fiero dei suoi trascorsi militari da bersagliere e, essendo anche ben piazzato fisicamente, amava ogni tanto stupire le “su” figliole, facendo però adirare la moglie per delle prodezze alquanto rischiose, come quella di uscire di casa lanciandosi in strada dalla finestra della sala da pranzo, facendo un balzo di quasi tre metri.
Purtroppo, il bisnonno Angelo Calamari morì relativamente giovane. Si diceva “per un colpo”, probabilmente un infarto, all’età di 66 anni, mentre sua moglie Brandina visse fino alla bella età di 83 anni.




Bellissime storie! Grazie