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Editoriale-Aprile 2026-La Porta Aperta

di Franco Baiardi


Le immagini scorrono, e la mente elabora pensieri. Alla stregua di  brace sotto la cenere in attesa di un refolo d’aria per animarsi. Una frase, una considerazione vanno a risvegliare pensieri che, forse, esistevano anche prima di assistere a questa proiezione. Il film è ben fatto, la fotografia rende bene, ogni protagonista è credibile…eppure.


Certe scene e soprattutto certe frasi hanno la forza di un vento che nasce per alimentare fiammelle effimere. L’epilogo mi ha lasciato con un senso di inquietudine, un qualcosa di non risolto. Perché nulla era stato risolto. Una piccola vittoria, una tregua che lasciava le cose come prima perché “così va la vita”.


Un pensiero pronunciato, come un monito, da uno dei protagonisti che dopo la sconfitta legale riflette. Anche lui sa che altri speculatori arriveranno e forse non troveranno altri difensori di una situazione difficile da difendere. Uno status quo che avrebbe un senso se le persone fossero in grado di imparare dagli errori del passato proiettandosi nel futuro.


In più di un’occasione è emerso un pensiero rassegnato proiettato al subito, un atteggiamento che giustificava il boicottaggio popolare, il biasimo e il tradimento. Attendere sempre qualcosa da altri, una carità elargita con la generosità del conquistatore che magnanimo concede qualche briciola in cambio della vita.


Mi ha pervaso una tristezza impotente ascoltare le frasi degli abitanti del paese “…un lavoro non per soli tre mesi…” “devo andarmene per lavorare” “loro porteranno i soldi” “Tante belle parole ma poi i soldi se li porteranno a casa loro”. Era il racconto di una storia vera. E ritornano i punti di vista: chi osservando un territorio vede una grande possibilità di sviluppo e chi, invece, osservando lo stesso territorio ci vede solo motivo di sconforto e miseria.


Devo fare mea culpa, anche io da continentale trapiantato ho manifestato impazienza davanti ad una lentezza, che non capivo, nel prendere decisioni che mi parevano ovvie. Altrettanto lentamente ora sto guardando le cose da un punto di vista più isolano. E molte cose mi appaiono diverse. 


Potrebbe essere un momento di confronto e di riflessione considerare che molti pagano per passare qualche giorno qui dove noi viviamo. Sempre punti di vista. Chi si dà da fare e chi aspetta che altri lo facciano. Probabilmente il punto sta proprio qui, chi arriva vede cose che chi ci è cresciuto subisce.


Prospettive diverse, spesso divergenti, quando non sono condivise. Forse è arrivato il momento di un confronto sereno. Non c’è cosa peggiore che impegnarsi in una direzione per accorgersi che non è quella che desiderano tutti.


Per dare forza a quello che si sta cercando di fare: risvegliare le coscienze per una visione di comunità. Da soli è possibile fare poco ma assieme si può fare tanto.


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