4 settembre 1904: l’Eccidio di Buggerru e la storia che cambiò l’Italia
- Viviamo Buggerru

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Oggi, 4 settembre, Buggerru ricorda.
Ricorda tre minatori: Felice Littera, Salvatore Montixi e Giustino Pittau.
Ricorda una giornata del 1904 iniziata come una protesta per le condizioni di lavoro e terminata tragicamente con gli spari dei militari contro i lavoratori.
Sono trascorsi 122 anni, ma quella data continua a rappresentare una delle pagine più importanti e dolorose della storia di Buggerru.
Perché ciò che accadde qui il 4 settembre 1904 non rimase confinato in questo piccolo paese minerario della Sardegna occidentale.
La notizia attraversò il mare, raggiunse il resto d’Italia e contribuì alla mobilitazione che pochi giorni dopo avrebbe portato al primo sciopero generale nazionale della storia italiana.
Per comprendere perché, bisogna tornare alla Buggerru di allora.
Buggerru prima dell’Eccidio: il paese delle miniere
Buggerru all’inizio del Novecento

All’inizio del Novecento Buggerru viveva intorno alle miniere.
L’attività estrattiva aveva trasformato rapidamente questo tratto della costa occidentale della Sardegna in un importante centro minerario, richiamando lavoratori e famiglie e modificando profondamente il territorio.
Un ruolo centrale era svolto dalla Société des Mines de Malfidano, società francese che gestiva le attività minerarie.
La presenza francese, quella dei dirigenti e dei tecnici legati alla società e lo sviluppo raggiunto dal centro minerario contribuirono alla diffusione del soprannome con cui Buggerru sarebbe diventata conosciuta:
“Petite Paris”, la Piccola Parigi.
Il paese disponeva di servizi e luoghi di socialità non comuni per un piccolo centro sardo dell’epoca e lo sviluppo legato alle miniere restituiva l’immagine di una comunità moderna e vivace.
Ma quella era soltanto una parte della realtà.

Dietro la crescita economica esistevano profonde differenze sociali.
Da una parte c’erano la direzione mineraria, i tecnici e gli ambienti legati alla società.
Dall’altra i minatori e le loro famiglie: migliaia di persone la cui esistenza dipendeva direttamente dall’attività estrattiva.
Questa distanza sociale è uno degli elementi fondamentali per comprendere ciò che sarebbe accaduto nel settembre del 1904.
Cosa significava essere un minatore a Buggerru
La miniera non era semplicemente un posto di lavoro.
Condizionava l’intera vita della comunità.
I turni erano pesanti, il lavoro estremamente faticoso e gli incidenti rappresentavano un pericolo concreto.
Pochi mesi prima dell’Eccidio, il 7 maggio 1904, un grave incidente sul lavoro aveva provocato la morte di quattro minatori.
Le condizioni dei lavoratori alimentavano un crescente malcontento.
A Buggerru era attiva la Lega di Resistenza, attraverso la quale i minatori cercavano di organizzarsi e portare avanti le proprie rivendicazioni.
Chiedevano migliori condizioni di lavoro, salari adeguati e maggiore dignità.
Nel corso del 1904 la tensione aumentò progressivamente.
Poi arrivò settembre.
Verso il 4 settembre 1904: l’inizio della protesta
2 settembre: la decisione che accese lo sciopero
Il 2 settembre 1904 la direzione della miniera comunicò una modifica dell’orario di lavoro.
Dal giorno successivo la pausa tra il turno del mattino e quello pomeridiano sarebbe stata ridotta di un’ora.
Vista con gli occhi di oggi potrebbe sembrare una questione secondaria.
Per i minatori non lo era affatto.
Quell’ora rappresentava un ulteriore peggioramento di condizioni lavorative già estremamente dure.
La risposta fu immediata:
i minatori entrarono in sciopero.
Cominciò così una protesta che nel giro di due giorni avrebbe cambiato per sempre la storia di Buggerru.
Domenica 4 settembre 1904
La tensione raggiunse il punto massimo domenica 4 settembre.

Mentre erano in corso le trattative tra i rappresentanti dei lavoratori e la direzione, numerosi minatori si erano riuniti per sostenere le proprie rivendicazioni.
Nel frattempo a Buggerru erano arrivati i militari.
Quella che fino a quel momento era stata una vertenza legata alle condizioni di lavoro assunse una dimensione completamente diversa.
La situazione precipitò.
Poi partirono gli spari.
I militari aprirono il fuoco sui minatori.
Tre uomini persero la vita:
Felice Littera, Salvatore Montixi e Giustino Pittau.
Tre lavoratori la cui morte avrebbe trasformato una vertenza locale in un avvenimento destinato a entrare nella storia italiana.
Dopo l’Eccidio: da Buggerru al resto d’Italia
La notizia attraversa il mare
Quello che era accaduto a Buggerru non rimase confinato in Sardegna.
La notizia si diffuse rapidamente e provocò una forte indignazione nel movimento operaio italiano.
Bisogna considerare anche il momento storico.
L’Italia dei primi anni del Novecento era attraversata da forti tensioni sociali. Operai, minatori e lavoratori agricoli chiedevano migliori condizioni di vita e di lavoro e le proteste potevano incontrare risposte durissime.
Pochi giorni dopo Buggerru, altri fatti di sangue avvenuti in Sicilia contribuirono ad aggravare ulteriormente il clima.
La protesta non era più locale.
Stava diventando nazionale.
16 settembre 1904: il primo sciopero generale nazionale d’Italia
Meno di due settimane dopo l’Eccidio, l’Italia avrebbe vissuto qualcosa che non era mai accaduto prima su quella scala.
Dal 16 settembre 1904 iniziò il primo sciopero generale nazionale della storia italiana.
La mobilitazione coinvolse numerose città e diverse categorie di lavoratori.
La vicenda di Buggerru era ormai diventata uno dei simboli dell’indignazione del movimento operaio.
Ed è qui che la storia di questo piccolo paese della Sardegna cambia dimensione.
Da storia locale diventa storia italiana.
L’Eccidio di Buggerru provocò il primo sciopero generale italiano?
È importante evitare una semplificazione.
Il primo sciopero generale nazionale non nacque esclusivamente dall’Eccidio di Buggerru.
L’Italia attraversava già una stagione caratterizzata da forti conflitti sociali e altri episodi repressivi avvenuti nello stesso periodo contribuirono alla mobilitazione.
Ma quello che accadde a Buggerru ebbe un ruolo importante.
La morte dei tre minatori divenne uno dei simboli della protesta e contribuì ad alimentare una reazione che superò i confini della Sardegna.
Il 4 settembre 1904 entrò così nella storia del movimento dei lavoratori italiani.
Perché l’Eccidio di Buggerru cambiò l’Italia
Il titolo di questo articolo parla di una storia che cambiò l’Italia.
Non significa che da quel giorno cambiarono improvvisamente tutte le condizioni dei lavoratori.
La storia dei diritti del lavoro sarebbe stata ancora lunga, complessa e difficile.
Ma Buggerru contribuì a rendere evidente una questione che non poteva più essere ignorata: le condizioni nelle quali migliaia di uomini e donne lavoravano e vivevano.
E soprattutto mostrò come un avvenimento accaduto in un piccolo centro minerario potesse provocare una reazione capace di attraversare l’intero Paese.
Per questo il 4 settembre rappresenta uno dei momenti simbolici della storia sociale italiana del Novecento.
I luoghi dell’Eccidio e della memoria mineraria a Buggerru
Conoscere la storia del 4 settembre cambia anche il modo di visitare Buggerru.
Il paese e il territorio conservano ancora luoghi che permettono di avvicinarsi alla vita della comunità mineraria e comprendere quanto profondamente la miniera abbia segnato questo tratto della Sardegna.
Piazza Eccidio: il luogo della memoria
Uno dei luoghi simbolo è Piazza Eccidio.
Il nome stesso custodisce la memoria di ciò che accadde nel settembre del 1904.
Oggi rappresenta uno dei punti centrali delle commemorazioni dedicate ai minatori.
Per chi arriva a Buggerru può sembrare semplicemente una piazza.
Conoscendone la storia, diventa un luogo nel quale fermarsi.
Osservare.
E ricordare.
Museo del Minatore: la memoria degli uomini della miniera
Per comprendere la storia di Buggerru non basta conoscere le miniere: bisogna conoscere anche le persone che vi lavoravano.
Il Museo del Minatore è uno dei luoghi che permettono di avvicinarsi alla dimensione umana della storia mineraria del paese.
La visita aiuta a comprendere il lavoro, la vita quotidiana e le condizioni di coloro che per generazioni hanno legato la propria esistenza alla miniera.
Inserito in un percorso dedicato all’Eccidio del 4 settembre 1904, il museo assume quindi un significato ancora più profondo: dietro gli avvenimenti raccontati nei libri di storia c’erano uomini, famiglie e un’intera comunità.
È anche per questo che il Museo del Minatore rappresenta una tappa importante per chi vuole conoscere Buggerru oltre il suo paesaggio e comprendere le radici della sua identità.
Galleria Henry: entrare nella storia mineraria
Per comprendere meglio la Buggerru mineraria vale la pena visitare la Galleria Henry.
Entrare nella montagna significa attraversare fisicamente uno degli ambienti legati all’attività estrattiva.
Tunnel, roccia e passaggi scavati nella montagna si alternano ad aperture improvvise sul Mediterraneo.
Visitare la Galleria Henry dopo aver conosciuto la storia dell’Eccidio produce un effetto completamente diverso.
La miniera smette di essere soltanto archeologia industriale.
Diventa testimonianza della vita quotidiana di migliaia di persone.
Pranu Sartu: dove il paesaggio incontra la miniera
Anche Pranu Sartu aiuta a leggere il passato minerario di Buggerru.
Quello che oggi appare come uno scenario spettacolare, dove montagne, falesie e mare si incontrano, era un tempo anche uno spazio di lavoro.
Qui il paesaggio naturale e quello trasformato dall’attività mineraria convivono ancora.
Ed è proprio questa sovrapposizione a rendere il territorio di Buggerru così particolare.
Conoscere Buggerru oltre il mare
Chi arriva qui per la prima volta può essere attirato da Cala Domestica, San Nicolò, dalle falesie e dai tramonti sulla costa occidentale.
Ed è naturale.
Ma conoscere Buggerru soltanto attraverso le sue spiagge significa conoscerne soltanto una parte.
Dietro quel paesaggio esiste una storia.
Le gallerie che oggi visitiamo erano luoghi di lavoro.
Gli edifici minerari erano parte della vita quotidiana.
I sentieri che oggi percorriamo per ammirare il panorama erano attraversati da uomini che lavoravano nella miniera.
Questo è uno degli aspetti più profondi di Buggerru: il paesaggio naturale e quello umano sono inseparabili.
Il mare, le montagne, le miniere e il paese raccontano insieme la stessa storia.
Anche questo significa viaggiare: non soltanto vedere un luogo, ma comprenderlo.
Perché raccontare ancora oggi l’Eccidio di Buggerru
Il paese è cambiato.
Le miniere hanno smesso di scandire le giornate della comunità e Buggerru è diventata una destinazione capace di attirare chi cerca mare, natura, sport, storia e paesaggi.
Ma il passato minerario continua a essere presente.
Raccontare l’Eccidio significa quindi raccontare anche l’identità di Buggerru.
Significa ricordare che dietro le gallerie, gli edifici minerari e le fotografie d’epoca esistevano persone reali.
Uomini che entravano ogni giorno nella montagna.
Famiglie che vivevano grazie alla miniera.
Una comunità che cresceva intorno all’attività estrattiva e ne sopportava anche i rischi e le contraddizioni.
Conoscere questa storia permette di guardare Buggerru con occhi diversi.
Ma c’è qualcosa che deve rimanere.
La memoria.
Perché conoscere Buggerru significa conoscere anche le persone che l’hanno costruita, il lavoro che ne ha segnato la storia e gli avvenimenti che hanno trasformato il destino della sua comunità.
Oggi Buggerru ricorda.
Per non dimenticare.




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